Tre donne residenti tra Castellammare di Stabia e Trecase sono indagate per usura aggravata ed estorsione aggravata. Per due di loro, madre e figlia, sono scattati gli arresti domiciliari, mentre alla terza è stato imposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Le misure cautelari sono state eseguite questa mattina dai carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, in esecuzione di un'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura oplontina.
Prestiti con interessi che avrebbero sfiorato il 300%
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le tre donne avrebbero esercitato stabilmente un'attività usuraria negli anni 2024 e 2025, approfittando delle condizioni di grave difficoltà economica delle vittime.
TORRESETTE AI
Chiedi a TorreSette AI e scopri di più.
Hai domande su questa notizia?
I prestiti sarebbero stati concessi applicando tassi di interesse che, in alcuni casi, avrebbero sfiorato il 300 per cento annuo.
Una spirale dalla quale per le vittime sarebbe diventato sempre più difficile uscire: l'entità degli interessi avrebbe infatti reso particolarmente oneroso rispettare le scadenze e restituire le somme richieste.
Registri con nomi, cifre e scadenze
L'indagine è partita da una perquisizione domiciliare effettuata dai carabinieri, durante la quale sono stati rinvenuti alcuni registri contenenti annotazioni di nomi, cifre e scadenze, ritenuti dagli investigatori riconducibili a presumibili vittime dell'attività usuraria.
Nella stessa circostanza è stata trovata anche un'ingente somma di denaro contante, successivamente sequestrata perché ritenuta possibile provento dell'usura.
Da quel ritrovamento sono partiti gli approfondimenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e condotti dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Castellammare.
Minacce e violenze per ottenere i pagamenti
Le indagini sono state sviluppate attraverso acquisizioni telematiche, analisi dei sistemi di videosorveglianza, servizi di osservazione e pedinamento e raccolta di testimonianze.
Secondo l'ipotesi accusatoria, quando i debitori non riuscivano a rispettare i pagamenti, le indagate avrebbero fatto ricorso anche a gravi minacce e violenze per costringerli a versare le somme richieste.
Le vittime avrebbero accettato condizioni particolarmente onerose perché alle prese con un grave stato di bisogno e di indigenza economica.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari possono essere impugnate dinanzi al Tribunale del Riesame e le tre donne sono da considerarsi non colpevoli fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza.


