Luisa Sanfelice oltre il mito
Esiste una donna fatta di paure, desideri, contraddizioni e disperata voglia di vivere: questa donna . "Le verità di Luisa Sanfelice", scritto da Roberto Russo e diretto da Francesco Saponaro restituisce al pubblico con straordinaria intensità, affidandone il corpo e la voce a una magnetica Ingrid Sansone.
Lo spettacolo, andato in scena a Villa Campolieto ad Ercolano, prende avvio da un'immagine che appartiene ormai all'immaginario collettivo: il celebre dipinto di Gioacchino Toma che ritrae Luisa durante la prigionia a Castel Sant'Elmo. Un'istantanea sospesa tra ciò che è stato e ciò che inevitabilmente accadrà. Ma quel quadro, anziché rappresentare un punto d'arrivo, diventa l'inizio di un viaggio nell'animo di una donna che la storia ha trasformato in mito e che il teatro restituisce finalmente alla sua fragile umanità.
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Roberto Russo compie un'operazione drammaturgica di grande rigore, liberando la figura della Sanfelice tanto dalla narrazione eroica quanto dalla romantica idealizzazione che ne hanno segnato la memoria. Il testo nasce da un'approfondita ricerca storica e costruisce un intenso dialogo interiore in cui Luisa conversa con presenze invisibili: personaggi che il pubblico non vede né ascolta, ma che prendono forma attraverso il suo sguardo, la sua voce, la sua memoria. Non è la santa della Repubblica Napoletana né un'eroina senza macchia. È una donna travolta dagli eventi, vittima del caso, schiacciata dalla violenza della storia. Una donna che mente, si contraddice, cerca ogni possibile appiglio per conquistare un giorno, un'ora, un respiro in più. Proprio in questa tensione tra verità e sopravvivenza emerge la sua dimensione più autentica, quella che la rende incredibilmente contemporanea.
Una regia che trasforma la storia in emozione
La regia di Francesco Saponaro accompagna questa visione con grande eleganza e profondità. È una Via Crucis laica, come l'hanno definita molti critici, dove ogni tappa coincide con una ferita dell'anima. La cella diventa il luogo della memoria, del rimorso e della visione; uno spazio mentale in cui convivono realtà e allucinazione, storia e sentimento.
Attorno a Luisa si affacciano le ombre del suo destino: Ferdinando di Borbone, l'amato Enrico Colonna, i congiurati Baccher, l'intelligenza luminosa di Eleonora Pimentel Fonseca, fino al carnefice Tommaso Paradiso. Figure evocate che abitano la scena come fantasmi della coscienza, alimentando un flusso emotivo che cresce fino all'epilogo.
La straordinaria interpretazione di Ingrid Sansone
In questo universo sospeso, Ingrid Sansone offre una prova attoriale di rara intensità. La sua interpretazione attraversa registri diversi senza mai perdere autenticità: la nobildonna elegante e composta lascia continuamente spazio alla donna impaurita, ironica, rabbiosa, innamorata, disperata. Ogni parola sembra nascere nell'istante stesso in cui viene pronunciata, ogni silenzio diventa materia teatrale.
La lingua stessa racconta questa frattura interiore. L'italiano, formale e aristocratico, rappresenta il tentativo di conservare una dignità sociale ormai perduta; il napoletano irrompe invece come lingua del sangue, della carne, del dolore e dell'ironia. Due registri che convivono senza mai scontrarsi, ma completandosi a vicenda.
Musica e scena amplificano il racconto
Fondamentale anche il lavoro musicale di Federica Totaro, con i suoi canti e la tammorra, e di Marco Di Palo al violoncello. Il ritmo ancestrale della tammorra richiama la terra, il popolo, il destino, trasformando la scena in un rito collettivo.
Lo spazio scenico, ridotto all'essenziale, amplifica la forza evocativa dello spettacolo. Non serve altro che il corpo dell'attrice, la luce e il suono per costruire un universo popolato di presenze invisibili e ricordi che prendono forma davanti agli occhi dello spettatore.
Uno spettacolo che lascia una domanda aperta
Il crescendo finale assume il valore di una vera e propria passione laica. Luisa non si arrende perché sconfitta, ma perché finalmente consapevole dell'impossibilità di sottrarsi al proprio destino.
È uno spettacolo che emoziona senza indulgere nella retorica, che commuove senza ricorrere all'enfasi, che sceglie la verità dei sentimenti anziché quella delle celebrazioni. Uno spettacolo intenso, raffinato e necessario, destinato a lasciare nello spettatore una domanda che continua a risuonare ben oltre il calare del sipario: chi era davvero Luisa Sanfelice? Forse la risposta non è una sola. Come suggerisce il titolo, esistono molte verità.


