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Giannatiempo: «Non vado via, ma scappo!»

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
«Non vado via, ma scappo!». Il giorno dopo l’annuncio, Luigi Giannatiempo (nella foto) è convinto e categorico. Dimissioni confermate e una valanga di veleno che guarnisce le motivazioni. Il presidente parla alla stampa visibilmente adirato e si fa accompagnare da una busta da dove tira fuori assegni insoluti e protestati a firma del F.C. Savoia srl. “Ecco le prove dell’inconsistenza dei miei soci – sbotta maneggiando i titoli di credito – che vi invito a visionare. Impegni non onorati che oramai sono diventati un’autentica ossessione per il sottoscritto”. Sul tavolo gli assegni e sul volto dei presenti la sorpresa per un gesto sintomatico di una situazione in via di degenerazione che potrebbe compromettere seriamente il futuro del sodalizio biancoscudato. «Onorerò il mio 60% fino al termine della stagione – continua infuriato – perché mi chiamo Luigi Giannatiempo, titolare di due aziende e conosciuto come un imprenditore serio. Il resto è appannaggio di altre persone in percentuale alla quota da loro posseduta. Pensate che personalmente non li conosco nemmeno tutti (si riferisce ai rappresentanti del Polo Nautico, ndr)». Poi attacca duramente i calciatori che oggi hanno deciso di disertare la seduta di allenamento: «Sono solo mercenari dai quali, però, non mi faccio ricattare. Martedì scorso hanno incassato il premio partita pattuito per la gara con il Giugliano – aggiunge inviperito – ed oggi per tutta risposta non si sono allenati. No, a queste condizioni assurde non ci sto a continuare!». L’allenatore Sergio La Cava ci tiene a motivare le sue dimissioni. «Sono consequenziali a quelle del presidente e del direttore sportivo – precisa il tecnico – perché loro mi hanno voluto qui a Torre. Non potevo comportarmi altrimenti. Sottolineo, però, che resto sempre l’allenatore del Savoia e mi siederò in panchina fino alla fine del campionato anche se in campo dovesse andare la juniores». Dopo la stampa Giannatiempo si è intrattenuto contemporaneamente con squadra e tifosi. Un incontro non senza tensioni dove i sostenitori torresi hanno manifestato tutto il loro dissenso nei confronti dei giocatori e del loro atteggiamento fiscale ed intransigente sulla questione emolumenti. In effetti le mensilità arretrate sono solamente due. «Invitiamo questi atleti - sostengono i supporters oplontini - a volgere lo sguardo alle difficoltà economiche attraversate da altre società calcistiche del circondario e dal movimento in generale. Ci sono squadre che sono ferme con il pagamento degli stipendi ad ottobre e loro, per appena un mese e mezzo di ritardo, si permettono di scioperare e non allenarsi. E’ tutto semplicemente assurdo!».
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