A cura di Antonio De Rosa

La fatica dei ragazzi sotto il sole, le loro speranze, il sostegno dei genitori. E' da qui che nasce tutto. Il campo sportivo “Parlati” di Torre del Greco, infatti, era pieno di giovani sportivi desiderosi di mettersi in mostra, cullando il loro desiderio che prende la forma rotonda di un pallone da calciare. Insignificante per molti, vera passione per altri, per chi grazie allo sport veicola nobili valori, per chi sopporta con piacere la fatica, i richiami dell’allenatore, in nome di una vera e propria vocazione.

E poi ci sono loro, i procuratori, in questo caso nella persona di Sergio Lisetti e della sua “scuola” di giovani apprendisti. Procuratori, una categoria che non sempre viene vista positivamente. L’agente di un calciatore è chi guadagna tanti soldi alle spalle degli natleti che rappresentano e, spesso, rovinano loro la carriera, direbbero i più.

Occorre però tornare alle origini, a quando quei calciatori sono piccoli ed hanno bisogno di una guida nella loro crescita, e non solo sportiva. Il procuratore non è solo chi “scopre” un talento, ma anche chi se ne prende cura come un secondo padre.

E’ questa la filosofia di Sergio Lisetti, che di esperienza nel mondo del calcio ne ha accumulata tanta. La sua carriera tra osservatore e procuratore (attualmente al servizio del Padova) ha visto importanti successi, decidendo così di mettere a disposizione la sua vita istruendo chi desidera intraprendere questa strada.

«E’ sempre un piacere vedere giocare i giovani, perché portano in campo l’amore e l’innocenza, il calcio lontano dalle tattiche, la pura e sana competizione - esordisce Lisetti -. Avere la possibilità di selezionare qualche ragazzo ci onora. Riguardo al mio gruppo di giovani procuratori, devo dire che mi sta dando parecchie soddisfazioni. Spero che i miei “allievi” possano diventare un bel gruppo di procacciatori di affari e procuratori, abili non nel dare illusioni ai loro “clienti” ma nell’insegnare loro i veri valori del calcio, senza altri scopi».

In che modo però educare nel giusto modo un giovane calciatore? «Far crescere un atleta significa formarlo a livello mentale - prosegue Lisetti -. Un dilettante non è disposto a fare sacrifici, sta alla nostra abilità fargli comprendere che, oltre alla tecnica, è necessaria una grande forza mentale, consentendogli di diventare così un professionista. Bisogna respingere determinate tentazioni o fattori dannosi che possano rovinarlo, favorendo anche la sua preparazione culturale, senza cultura non si va da nessuna parte. Il giovane che ricordo con più piacere? Antonio Nocerino, segnalato da me a 14 anni, e Riccardo Maniero. Entrambi mi hanno dato tante soddisfazioni ma, a mio parere, Riccardo ha ricevuto di meno rispetto a quanto sperassi. Cosa ne penso dei “bad-boys”? Credo che se nelle scuole calcio ci fosse più professionalità i talenti sarebbero valorizzati meglio. Spesso alcune mancanze sono causate da errori degli insegnanti, non sempre scelti in base alla bravura ma al budget. Vorrei concludere con un consiglio a chi sogna una carriera da calciatore: cercate di dare il vostro meglio, occhio alle distrazioni, divertitevi, ma ricordardate che in ogni sport bisogna essere disposti al sacrificio».

La gioia e la grinta dei ragazzi, tutto questo sotto gli occhi soddisfatti del presidente della scuola calcio Rovigliano, Vincenzo Cesarano. «L’idea di questo raduno nasce dall’aiutare a formare giovani con capacità più alte della media, ma non per condurli necessariamente verso questa professione - spiega -. Noi crediamo che ogni giovane debba avere la sua possibilità, quindi ben vengano società pronte a collaborare con noi, per il piacere di vedere i ragazzi giocare. Con Lisetti ci siamo capiti fin da subito, ci stimiamo. Bisognava creare dei presupposti per formare giovani professionisti, quindi abbiamo deciso di radunare il meglio di tante scuole calcio intraprendendo così un percorso insieme, rendendo partecipi osservatori e procuratori». 

Cesarano esprime il suo pensiero anche sulla “sua” Oktoberfest, una “festa dello sport” per ragazzi. «Intanto vi anticipo che non ci saranno birre (ride, ndr), ma piuttosto è stata organizzata una vera festa dello sport a disposizione di sportivi, giovani e non. Anche in un contesto ludico può capitare che salti fuori qualche talento, proprio come in questo caso. L’obiettivo primario, però, è il divertimento dei ragazzi». 

La gioia dei giovani, unita al loro desiderio. Una porta che potrebbe aprirsi, nel rispetto dei valori del sano agonismo.

 

 

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