A cura di Domenico De Vito

Quando sono entrato nel salone di casa Russo, insiene alla figlia Cinzia, lui era seduto e guardava la televisione, era di spalle. Ho detto buonasera presidente, lui si è girato, mi ha guardato e in pochi istanti i suoi occhi sono diventati lucidi.

Lu è Peppe Russo, classe 1930, insieme al fratello Gianni, scomparso da poco, sono stati al timone del Savoia, sul finire degli anni '60, rilevando la squadra dalle mani dell' avvocato Giuseppe Prisco.

Anni bellissimi, come lui stesso racconta con tanta emozione quando parla di Peressin, Pappalettera, Eco, Flaborea, Malvestiti, Nedi, Villa, Cuman, Griffi, del mister Zanotti e dello splendido pubblico di Torre Annunziata. La rivalità con la Turris e la battaglia legale che portò il Savoia in serie C, proprio ai danni dei cugini dell'altra Torre, dei contatti con l'avvocato milanese, Carlo Masera, e di quel pomeriggio di passione in attesa del verdetto che arrivò da Firenze via cavo, da parte di Roberto Gabucci, che era in collegamento con il Bar Stella, dove si erano riuniti i tifosi per seguire il programma "tutto il Savoia  minuto per minuto".

Un fiume in piena, un continuo riaffiorare di ricordi, aneddoti, il tutto sempre con occhi lucidi e voce, molto spesso, interrotta dall'emozione, soprattutto quando parla dell'ultimo periodo, quando le cose non andarono bene. E lo fa girando lo sguardo verso la moglie, che mi guarda e mi dice: "Meglio non toccare questo tasto!".

Quando gli ho consegnato la maglietta sembrava un bambino quando arriva  Babbo Natale. Non ha esitato un attimo. Nonostante i suoi 90 anni, ha indossato la maglia e si è fatto fotografare, chiedendo più volte se le foto erano venute bene.

Grazie don Peppe, il nome della vostra famiglia fa parte della storia del glorioso Savoia di Torre Annunziata. Nei miei 111 ci entrate a pieno titolo. 

(Nella foto, Mimmo De Vito con il presidente Peppe Russo)