A cura di Domenico De Vito

Premetto che nessuno ha mai chiamato Salvatore con il suo nome di battesimo (Esposito di cognome): tutti lo hanno sempre chiamato “Ciccio” o “Ciccillo”. Nato a Torre Annunziata il il 3 gennaio del 1948, quarto di undici fratelli, nessuno dei quali interessato al calcio (tranne lui, ovviamente), giunse a Firenze nel 1962, quando aveva 14 anni.

Egisto Pandolfini ed i suoi collaboratori lo “scovarono” nel Rovigliano, una squadra giovanile dell’hinterland napoletano, dalla quale era stato tesserato dopo aver trascorso alcuni anni in un’altra squadra giovanile della stessa zona, la Libertas Vomero. Ciccio arrivò a Firenze insieme ad un altro giovane calciatore napoletano di belle speranze, Rosario Pignalosa – del quale poi si persero le tracce – e si sistemò nel pensionato dei giovani calciatori viola che risiedevano lontano da Firenze, la bella “Villa” di Via Carnesecchi, magistralmente diretta dal maresciallo Zahami.

Diversamente dal suo amico Rosario Pignalosa, di Ciccio non si persero affatto le tracce: prima nella squadra Allievi, poi nella squadra “Juniores”, infine nella squadra “Primavera”, dimostrò che con il pallone tra i piedi ci sapeva fare parecchio, e che in mezzo al campo sapeva cavarsela molto bene, con quell’atteggiamento furbo ed intelligente tipico degli scugnizzi napoletani.

Tanto che l’allenatore della Fiorentina Beppe Chiappella lo aggregò alla prima squadra nel ritiro pre-campionato di Acquapendente nell’estate 1966.’esordio in Serie A avvenne il 23 ottobre 1966 in modo tanto casuale quanto rocambolesco. 

La Viola era impegnata a Cagliari, e Ciccio era stato aggregato alla prima squadra. All’epoca dei fatti, i calciatori che non venivano schierati nell’”undici” iniziale andavano dritti in tribuna, fatta eccezione per il portiere di riserva, il cosiddetto “dodicesimo”, che si accomodava in panchina. Ciccio, quindi, si recò nella tribuna dello stadio “Amsicora” di Cagliari, dove la squadra sarda disputava le partite casalinghe. Ma poco prima dell’inizio della gara Hamrin accusò qualche problema di salute, e fu costretto a dare “forfait”. L’allenatore Beppe Chiappella pensò allora a Ciccio, che però si era già recato in tribuna per assistere all’incontro; per rintracciarlo fu necessario ricorrere allo “speaker” dello stadio, che annunziò: “Il calciatore della Fiorentina Salvatore Esposito si rechi immediatamente nello spogliatoio”. Ciccio eseguì subito l’ordine, arrivò tutto trafelato nello spogliatoio viola, e lì trovò ad attenderlo Beppe Chiappella, che con il suo vocione lo accolse, più o meno, con queste parole: “Dai ragazzo, spogliati, tocca a te”. Giocò con la maglia numero sette sulle spalle, la maglia di Kurt Hamrin, una maglia pesantissima. Ma nonostante la giovane età (non aveva ancora compiuto diciannove anni) e l’inaspettato impegno, non demeritò affatto. Ed in quel Campionato 1966-1967 Ciccio vestì la maglia viola in altre nove occasioni, sempre cavandosela in modo più che egregio. 

Dieci partite nel successivo Campionato 1967-1968, che gli consentirono di accumulare preziosa esperienza. 

La consacrazione definitiva si ebbe nel Campionato 1968-1969, nel quale, partito inizialmente come “tredicesimo” (nel frattempo era stata ammessa la presenza in panchina di un calciatore – uno solo – oltre al portiere), si conquistò ben presto il posto di titolare nel ruolo di “mediano di spinta”, formando con Merlo e con De Sisti un bellissimo trio di centrocampo, che fu uno dei principali fattori che consentirono alla Viola la conquista dello scudetto. In quel Campionato 1968-1969 Ciccio disputò ventidue partite, e si distinse come uno dei centrocampisti di maggiore qualità del torneo: piedi ottimi, grande dinamismo, senso tattico di primo livello, molta intelligenza, tanto da venire giustamente considerato dalla critica uno dei principali artefici della vittoriosa cavalcata della Fiorentina. 

Ciccio giocò ad altissimo livello anche il successivo Campionato 1969-1970, mettendo insieme ventotto presenze e segnando i suoi primi due gol in Serie A: uno nella partita casalinga che la Viola disputò contro la Sampdoria il 28 settembre 1969, l’altro nella partita casalinga disputata contro il Bari il 16 novembre 1969. Nel mezzo, il gol segnato di testa alla squadra dello svedese dell’Oester Vaxjo nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale della Coppa dei Campioni disputata in Svezia il giorno 1 ottobre 1969, gol che dette alla Fiorentina la certezza di accedere agli ottavi di finale del prestigioso torneo internazionale.

Venticinque gare disputate nel successivo Campionato 1970-1971, dove venne però coinvolto nel complessivo grigiore di quell’annata, nella quale la Viola si salvò dalla retrocessione in Serie B soltanto grazie alla “differenza-reti”. 

Nel Campionato 1971-1972, invece, furono soltanto quattordici le sue presenze, a causa di un grave infortunio muscolare subito all’inizio della stagione e di continue “ricadute” che condizionarono pesantemente il suo rendimento. Anche per questo la Fiorentina pensò che Esposito non sarebbe più tornato ad essere lo stesso calciatore di un tempo, ed accettò uno scambio “alla pari” con il Napoli, che si assicurò le prestazioni di Ciccio e trasferì alla Viola il mediano Mario Perego.

Fu senz’altro il Napoli che guadagnò moltissimo in questo scambio, perché Ciccio, guarito definitivamente dal grave infortunio muscolare che lo aveva afflitto nell’anno precedente, tornò ad esprimersi ad altissimi livelli (tanto da esordire nella Nazionale dei moschettieri il giorno 8 giugno 1975 nella partita amichevole che gli azzurri disputarono in Unione Sovietica), mentre Perego non andò al di là di dieci presenze con la maglia della Fiorentina nel Campionato 1972-1973, al termine del quale venne ceduto al Vicenza.

Ciccio giocò nel Napoli per cinque anni, dal 1972 al 1977, sfiorando lo scudetto nel 1975, e vincendo la Coppa Italia nel 1976.

Due anni nel Verona (entrambi in Serie A) dal 1977 al 1979, poi Fano, Siena, ed Empoli, in tempo per vincere due Campionati (a Siena nel 1981-1982, e ad Empolil’anno successivo, contribuendo in maniera decisiva alla storica promozione degli azzurri in Serie B il primo anno, ed alla non facile impresa della salvezza in cadetteria l’anno seguente), prima di appendere le scarpette al chiodo nel 1984.

Poi, per Ciccio, una lunga carriera da allenatore, iniziata nelle squadre giovanili della Viola (con l’acuto della vittoria nel prestigioso Torneo di Viareggio del 1988, dopo aver conseguito il secondo posto nel precedente anno 1987), e successivamente proseguita in giro per la penisola, allenando, tra le altre squadre, il Fano, il Siena, l’Avellino, il Benevento, l’Ascoli, il Catanzaro, la Cavese, il Nola ed il Viareggio. 

Nella stagione 1997/98, sulla panchina della Turris, vince il campionato di serie C2 battendo in finale al Partenio il Benevento, portando i cugini dell'altra Torre in Serie C1, insieme al direttore sportivo Felicio Ferraro. 

E fregandosene bellamente dello scorrere del tempo, Ciccio, ormai “scugnizzo fiorentino” a tutti gli effetti, continua a correre e ad allenarsi tutti i giorni, mantenendo un fisico ed una forma eccellenti, da fare invidia a persone che hanno qualche decennio meno di lui.

(Nella foto, da sinistra Ciccio Esposito con Giancarlo Antognoni nel giorno del suo settantesimo complenanno)