A cura di Domenico De Vito

Torre Annunziata, 7 settembre 1924. Novantasei anni fa, i Bianchi del Savoia scrivevano una delle pagine più belle della storia del calcio italiano.

Rimangono i commenti, le parole, i racconti di centinaia di giornali a testimonianza di una sfida resa avvincente dal coraggio di 11 gladiatori. E rimane una lapide a ricordo di quegli epici eventi preparata dalla ProLoco nel 1974, per l’anniversario del cinquantenario.

Savoia e Genoa sono in campo. L’Oncino è il teatro dell’atto finale dell’epica sfida. Di proprietà della famiglia Orsini, il terreno di gioco, in terra battuta, è provvisto di una piccola tribuna d’onore per i personaggi più facoltosi che possono permettersi il lusso del “football”.

Lo scenario, con la favolosa visione dell’azzurro del mare alle spalle, è da brividi. Unico inconveniente, la vicinanza con il mare costringe spesso i raccattapalle a recuperare i palloni tra le onde delle acque oplontine.

Arbitro della finale di ritorno è designato il signor Augusto Rangone di Alessandria, il miglior fischietto italiano in circolazione, giunto a Torre Annunziata in treno, seduto accanto alla squadra genoana. Rangone è stato uno dei fondatori dell’Alessandria nel 1912, dove poi ritornerà nel 1925 per diventarne l’allenatore, prima di collaborare assieme a Vittorio Pozzo alla creazione del miracolo azzurro che porterà l’Italia a vincere due Mondiali, nel 1934 e nel 1938.

Il Savoia si schiera al centro del campo con la stessa identica formazione dell’andata (terminata 3 a 1 per il Genoa), con in porta Ciro Visciano, ancora sofferente per l’infortunio patito una settimana prima in quel di Marassi, e Cassese, reduce da una distorsione rimediata sempre nel match d’andata che obbligò il Savoia a giocare in dieci per tutto il secondo tempo. Dal canto suo il Genoa può permettersi il lusso di sostituire tre acciaccati.

Alle 16,50 arriva il fischio di inizio di Rangone. Le cronache dell’epoca riportano azioni da una parte all’altra, con i campani pronti a rispondere colpo su colpo alla migliore tecnica degli avversari. La classe dei grifoni non è in discussione, ma l’ardore e la foga di Mombelli, Bobbio, e Maltagliati, provano ad infastidire l’armata genoana.

Il primo tempo si conclude con il risultato di 0-0. Non sappiamo cosa successe nell’intervallo, vogliamo provare ad immaginarlo: Teodoro Voiello, presidentissimo, in odore di impresa, arriva a promettere favolosi premi ai suoi uomini ma viene fermato da mister Di Giorgio, il quale è certo di vincere questa partita contando sul coraggio e la tecnica dei ragazzi, che si stringono uno accanto all’altro urlando ad alta voce che usciranno dal campo senza essere battuti, magari con un pareggio, ma giurando a loro stessi che neanche il Grande Genoa sarebbe riuscito a passare a Torre Annunziata. L’urlo dei giocatori del Savoia arriva così forte all’esterno e contagia la folla assiepata sugli spalti.

L’inizio della ripresa è un autentico assedio alla porta genoana. I liguri appaiono preoccupati dalla foga dei torresi anche perché loro sono stati già proclamati Campioni d’Italia dalla Federazione (!) e quasi non si spiegano tutto questo ardore del Savoia. Al minuto 71′ la svolta. Un tiro da lontano del solito Catto viene respinto dal nostro Visciano, sulla palla si avventa Moruzzi il cui tiro sbatte sotto la traversa e torna in campo. Gol, non gol? L’ineffabile signor Rangone ci pensa un attimo, poi non mostra esitazione, concede il gol tra le proteste di Bobbio e compagni.

La rete non rete toglie parecchi imbarazzi a tante persone, dalla Federazione alla Nazionale, ai calciatori genoani, tutti preoccupati per una eventuale bella. Ma il risultato non fa altro che irrobustire la carica savoiarda: passano solo due minuti e un passaggio filtrante di Bobbio mette in condizione Mombelli di sferrare un fortissimo tiro che piega, ancora una volta come all’andata, il portiere della Nazionale, Da Prà.

Gli ultimi minuti sono un autentico supplizio per i grifoni, il Savoia si trova più volte in zona gol ma non si riesce a bucare la rete genoana per il gol che avrebbe sancito lo spareggio. Al 90′ arriva il fischio finale di Rangone. Tutti i protagonisti vengono portati in trionfo dai sostenitori torresi. Le cronache parlano a lungo di una piccola squadra chiamata Savoia che ha saputo tenere testa ai campioni del Genoa, che con questa partita vince il suo nono e ultimo scudetto della sua storia.

Rimangono gli applausi di Teodoro Voiello ai suoi uomini e all’ottimo lavoro svolto dal suo gruppo, che gli permette l’anno successivo di diventare uno dei primissimi dirigenti della Lega del Centro Sud, appena trasferita a Napoli.

Rimangono gli applausi dei tifosi a quegli eroi che seppero lottare su ogni pallone per ottenere l’ambita vittoria. A loro il ringraziamento per essere rimasti imbattuti nella leggendaria finale di quel lontano