Nuovo intervento nell'ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per contrastare l'inquinamento ambientale e, in particolare, quello del fiume Sarno e dei suoi affluenti.
Nella giornata di oggi, 9 settembre, i militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) del Gruppo Carabinieri Forestale di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura.
Il provvedimento ha interessato alcune aree utilizzate per lo stoccaggio abusivo di rifiuti e l'intero piazzale destinato al carico e allo scarico delle materie prime dello stabilimento industriale della società GM Zincatura S.r.l., situato a Striano, in località Saudone, zona Pip.
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Zinco fino a nove volte oltre i limiti
Le indagini, condotte dai Carabinieri Forestali con il supporto tecnico dell'Arpac, avrebbero fatto emergere diverse irregolarità.
In particolare, a seguito di abbondanti precipitazioni atmosferiche, sarebbe stato rilevato un consistente superamento dei limiti previsti per alcuni metalli pesanti, tra cui ferro e zinco, nelle acque di dilavamento provenienti dal piazzale e dalle coperture dello stabilimento.
Per lo zinco, sostanza classificata come pericolosa per tossicità, persistenza e bioaccumulabilità, sarebbe stata riscontrata una concentrazione fino a nove volte superiore ai limiti consentiti.
Le acque sarebbero finite nella rete fognaria senza trattamento
Secondo quanto accertato dagli investigatori, le acque meteoriche entrate in contatto con le materie prime e con i materiali stoccati sul piazzale, alcuni dei quali in stato di ossidazione, sarebbero state convogliate e scaricate direttamente nella rete fognaria pubblica attraverso sistemi di bypass, senza adeguati trattamenti di depurazione e regimentazione.
Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato una gestione illecita di rifiuti e lo scarico non autorizzato di sostanze pericolose.
Presso l'impianto sarebbe stato individuato anche uno stoccaggio di materiali, tra cui imballaggi e scarti metallici, in aree non autorizzate e prive della prescritta etichettatura con codice EER. Sarebbe stata inoltre accertata la produzione di rifiuti pericolosi, fanghi e residui di filtrazione, non contemplati nel ciclo produttivo autorizzato dall'AIA.
Le indagini sull'inquinamento del Sarno
Il sequestro, spiega la Procura, è stato ritenuto necessario per impedire la prosecuzione dei presunti reati e l'aggravamento delle relative conseguenze.
L'operazione rientra nella più ampia attività investigativa finalizzata ad accertare e rimuovere le cause dell'inquinamento del fiume Sarno e dei suoi tributari, con controlli sulle aziende presenti nel bacino idrografico.
Le attività vengono svolte nell'ambito del protocollo d'intesa sottoscritto il 17 dicembre 2025 dalle Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, dalle Procure Generali presso le Corti d'Appello di Napoli e Salerno, dall'Arpac e dagli organi di polizia giudiziaria competenti in materia ambientale.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e il decreto di sequestro potrà essere impugnato davanti al Tribunale del Riesame. Le persone coinvolte non possono essere considerate colpevoli fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.


