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Spaccio e traffico di droga, oltre 40 indagati dalla Procura di Potenza

Spaccio e traffico di droga, oltre 40 indagati dalla Procura di Potenza

Smantellate due associazioni a delinquere. Smercio anche davanti alle scuole

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Sono 42 le persone indagate nell'ambito di una inchiesta su traffico e spaccio di droga condotta dalla Procura di Potenza. Di queste, 20 vanno in carcere, 13 ai domiciliari mentre per altre 9 è stato disposto l'obbligo di dimora nel Comune di residenza. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile del capoluogo lucano, coadiuvato dai colleghi di ben 22 capoluoghi di provincia italiani, dei Reparti prevenzione crimine di Basilicata, Puglia, Calabria e Toscana, di un’aliquota della Polizia di Stato in servizio presso la Sezione operativa della Dia di Potenza, e alcune Unità cinofile.

Una operazione che ha consentito di sgominare due distinte organizzazioni criminali che gestivano fiorenti attività di spaccio tra Potenza e la provincia, con gli approvvigionamenti di droga - cocaina, hashish e marijuana - anche da Puglia (Cerignola, nel Foggiano), Campania (Eboli, nel Salernitano) e Roma.

Le accuse mosse a vario titolo sono di associazione per delinquere finalizzate al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del numero dei partecipanti e per aver commesso i fatti in luoghi frequentati da minorenni; per alcuni degli indagati vi sono anche quelle di usura e riciclaggio. Eseguite anche nove perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di altri indagati, nei comuni di Potenza e zone limitrofe, Lecco e Matera.

Gli investigatori hanno ricostruito, sia attarverso appostamenti e pedinamenti, nonché tramite intercettazioni telefoniche e telematiche, tracciamenti GPS, numerosi viaggi di "rifornimento" degli stupefacenti nonché attività di spaccio che in alcuni casi venivano svolte anche nei pressi di scuole e luoghi di incontro giovanili come parchi pubblici.

L'approvvigionamento della droga avveniva inoltre anche tramite internet, con pagamenti in bitcoin e la spedizione  della merce direttamente a casa degli indagati e presso quelle di parenti risultati deceduti. La droga viaggiava inoltre anche sui treni, mediante l'impiego di corrieri, con le consegne che venivano effettuate nelle Stazioni in cui i convogli effettuavano le fermate.

 

 

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