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Attentato a Ranucci, Lavitola accusato di strage. Il giornalista: "Sono stordito"

Attentato a Ranucci, Lavitola accusato di strage. Il giornalista: "Sono stordito"

È quanto emerge dal decreto di perquisizione disposto dai pm capitolini sabato scorso. L'accusa in concorso con i quattro arrestati come esecutori materiali e con Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni ritenuto l’intermediario. Ranucci sull'ipotesi del movente: "Non lo so. Da una parte mi vengono i brividi e dall'altra mi viene da ridere".

(4 minuti di lettura)
A cura di AdnKronos

All’ex editore e imprenditore Valter Lavitola, indagato e perquisito nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sull’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, viene contestata l’accusa di strage in concorso con i quattro soggetti già arrestati come esecutori materiali e con Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni ritenuto l’intermediario. È quanto emerge dal decreto di perquisizione disposto dai pm capitolini sabato scorso ed eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati. Lavitola verrà interrogato domani dai pm.

L'ex editore mandante, l'ipotesi degli inquirenti

L’ipotesi degli inquirenti è che possa essere stato il mandante dell’attentato dinamitardo e alla ricerca di riscontri sono stati sequestrati telefoni e pc che ora verrano analizzati. Secondo l’accusa Lavitola avrebbe dato mandato a Gomes Clesio Tavares “di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione di Ranucci” e “in un'occasione partecipando con Clesio Taveres a un sopralluogo nei pressi dell'abitazione del giornalista”. Sopralluogo che secondo quanto ricostruito attraverso le celle telefoniche sarebbe avvenuto il 15 settembre, un mese prima dell’attentato dinamitardo.

Gomes, come emerge dal decreto di perquisizione, risulta dipendente dal 2017 “della società Cefalù srl che gestisce il ristorante ‘Cefalú Bistrò di pesce’ in viale dei Quattro Venti” nel quartiere Monteverde a Roma “esercizio commerciale riconducibile all'indagato Valter Lavitola”.

"Lavitola fece partire ‘intermediario’ per Camerun dopo attentato"

Lavitola si sarebbe interessato “dell’immediato allontanamento” di Gomes Clesio Tavares “facendolo partire per il Camerun e preoccupandosi della sua assistenza legale”, quanto emerge ancora dal decreto di perquisizione. I dati raccolti, scrivono gli inquirenti, “hanno consentito, inoltre, di accertare che Gomes ha messo a disposizione dei coindagati la vettura in uso a lui e alla compagna” e nel decreto si evidenzia che Gomes “poco dopo l'attentato a Ranucci si trasferisce all'estero, in Camerun, dove tuttora risiede”. Le conversazioni intercettate sull'utenza in uso alla compagna di Gomes “che si lamenta con il compagno del fatto che non è ancora rientrato in Italia, citando tale Valter come il soggetto dal quale dipende il ritorno in Italia, hanno fornito - si legge nel decreto di perquisizione - un ulteriore elemento in ordine alla identificazione di Lavitola e al suo coinvolgimento nei fatti oggetto di indagine poiché si è interessato all'immediato allontanamento del Gomes dall'Italia, facendolo partire per il Camerun e preoccupandosi della sua assistenza legale”.

Ranucci: "Sono stordito, avevamo un rapporto d'amicizia"

“Non nascondo un certo stordimento perché con Walter abbiamo un rapporto di amicizia e dal 2019, dopo che è stato oggetto di alcune nostre inchieste, è stata anche una fonte, ha un rapporto d'amicizia anche con moltissimi giornalisti anche più autorevoli di me, quindi non nascondo un certo stordimento”. Così Sigfrido Ranucci commenta in un video la notizia dell'indagine (GUARDA).

Ranucci però resta convinto che qualora “dovessero emergere delle sue responsabilità, quell'attentato non era finalizzato a fare del male a me e alla mia famiglia. Di questo sono assolutamente certo. Mi affido ai magistrati Carlo Villani, Francesco Lo Voi e il nuovo sostituto che continuerà questa inchiesta, al nucleo dei carabinieri che hanno condotto questa inchiesta anche in poco tempo, con grande rigore anche etico, e vedremo quali sviluppi ci saranno”.

Sull'ipotesi del movente, Ranucci all'Adnkronos dice: "Non lo so. Da una parte mi vengono i brividi e dall'altra mi viene da ridere. Io ho sempre detto dall'inizio che era un messaggio mandato a qualcuno attraverso me. Il movente non c'è scritto nell'atto di perquisizione, c'è scritto che si indaga per capirlo". Infine, smonta una delle teorie circolate: "Qualcuno mi ha detto che l'attentato era per fare un favore a me, a mia insaputa. Ma che favore? Di cosa stiamo parlando? Mi sono dovuto comprare le macchine da solo, quarantamila euro. Ho l'esercito davanti casa. E non è che avessi bisogno di visibilità in quel momento, anzi, forse anche un po' meno, visti gli attacchi. Non so che dire”.

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