La protesta degli agricoltori calabresi si sposta davanti all’Autostrada A2 del Mediterraneo, la Salerno-Reggio Calabria. Questa mattina, giovedì 1° ottobre, lo svincolo di Pizzo, nel Vibonese, è diventato il cuore della mobilitazione che da diversi giorni interessa varie zone della regione. Il Vibonese
Agricoltori e allevatori, arrivati anche da altre province calabresi con i loro trattori, chiedono interventi immediati contro il caro carburante, l'aumento dei costi di produzione e i prezzi riconosciuti ai produttori, giudicati insufficienti a garantire la sopravvivenza delle aziende.
Tensione davanti all'A2
La situazione è diventata particolarmente tesa quando una parte dei manifestanti ha cercato di superare il cordone delle forze dell'ordine per raggiungere la carreggiata autostradale.
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La mediazione del vice questore di Vibo Valentia Fabio Catalano ha consentito di evitare l'occupazione dell'A2. Lo svincolo di Pizzo è però rimasto interessato dalla protesta, con inevitabili ripercussioni sulla circolazione. Sul posto sono presenti Polizia, Carabinieri e Digos.
Trattori e balle di fieno sono stati posizionati sulla sede stradale in prossimità dello svincolo, provocando disagi e interruzioni del traffico locale
L'agricoltore in lacrime sull'asfalto
Uno dei momenti più drammatici della giornata si è verificato quando un agricoltore, sopraffatto dalla tensione, si è sdraiato sull'asfalto in lacrime, mentre diversi colleghi gli si stringevano intorno.
Il manifestante ha raccontato la difficoltà di continuare a sostenere economicamente la propria attività e la propria famiglia, chiedendo alle istituzioni di ascoltare le ragioni del settore.
Un'immagine che sintetizza il clima di una protesta che gli agricoltori descrivono ormai come una battaglia per la sopravvivenza delle loro aziende.
«Non possiamo più vendere sotto costo»
La mobilitazione non nasce oggi. Nei giorni scorsi presìdi e manifestazioni si sono registrati in diverse zone della Calabria, da Rosarno a Crotone fino a Firmo-Sibari, mentre Pizzo è progressivamente diventato uno dei punti nevralgici della protesta.
Al centro delle rivendicazioni c'è innanzitutto il rapporto tra costi di produzione e ricavi. Gli agricoltori denunciano l'aumento delle spese per carburanti, trasporto e manodopera e, contemporaneamente, prezzi dei prodotti agricoli che in alcuni casi non consentirebbero neppure di recuperare quanto speso per produrli.
Particolarmente significativa è la situazione denunciata dai produttori di olio: secondo alcune testimonianze raccolte durante la protesta, il prezzo riconosciuto ai produttori sarebbe sceso in alcuni casi da circa 9,20 a 3,50 euro, mentre rimangono elevati i costi di confezionamento, trasporto e lavoro. Si tratta di cifre riferite dagli stessi manifestanti, non di una quotazione generale del mercato.
Una protesta che continua
La mobilitazione, denominata “L'Italia scende in piazza”, coinvolge diverse organizzazioni e comitati del settore agricolo. Già il 29 settembre l'ANSA segnalava blocchi stradali a singhiozzo in Calabria e un sit-in lungo la Statale 18 all'altezza dello svincolo di Pizzo, con il passaggio comunque garantito ai mezzi di emergenza e soccorso.
Gli agricoltori hanno annunciato l'intenzione di proseguire la protesta, chiedendo risposte alla Regione Calabria e alle istituzioni nazionali.
Una mobilitazione che, nonostante i disagi alla circolazione, pone al centro una questione economica più ampia: la sostenibilità delle aziende agricole di fronte all'aumento dei costi e alla riduzione dei margini per chi produce.


