Spesso si sente dire che negli ultimi trent'anni, durante i quali il centrosinistra ha governato quasi ininterrottamente Torre Annunziata, la città sia stata progressivamente "affossata" dalla sua classe politica.
È una tesi legittima. Ma è anche una tesi che può essere sottoposta alla prova dei fatti.
Com'era realmente Torre Annunziata trent'anni fa? E com'è oggi?
È da questa domanda che vogliamo partire, senza l'intenzione di assolvere o condannare una parte politica e, soprattutto, senza sostenere che tutto ciò che è stato realizzato in città sia merito delle amministrazioni comunali che si sono succedute.
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Molte trasformazioni sono state determinate dallo Stato, dalla Regione, da altri enti pubblici, dalla magistratura e dalle forze dell'ordine oppure dagli investimenti dei privati. Altre, invece, sono direttamente riconducibili alle scelte compiute dal Comune.
L'obiettivo è più semplice: mettere a confronto la Torre Annunziata della metà degli anni Novanta con quella di oggi e verificare se davvero la città sia peggiorata.
Prendiamo come punto di partenza il 1995, anno dell'elezione a sindaco di Francesco Maria Cucolo, dopo il commissariamento del Comune per infiltrazioni camorristiche del 1993 e una delle stagioni più drammatiche della vita politico-amministrativa cittadina.
Non sarà un'assoluzione né un processo. Sarà un viaggio attraverso ciò che è stato fatto, ciò che non è stato fatto, quello che abbiamo guadagnato, quello che abbiamo perso e, soprattutto, le grandi occasioni che Torre Annunziata non è riuscita a cogliere.
La grande occasione mancata: i quartieri storici
Partiamo dalle responsabilità.
Probabilmente la più grave che accomuna le amministrazioni succedutesi negli ultimi trent'anni è la mancata riqualificazione dei quartieri storici, a cominciare dal quartiere delle Carceri.
A parte interventi sull'illuminazione pubblica e la ripavimentazione di alcune strade interne, il cuore storico della città è rimasto sostanzialmente quello del post terremoto del 1980.
Troppo poco è stato fatto per recuperare un patrimonio urbanistico che avrebbe potuto rappresentare uno degli elementi della rinascita cittadina.
Altra grande occasione mancata è quella dei parcheggi pubblici. Da questo punto di vista, la situazione attuale non è molto diversa da quella di trent'anni fa.
L'illuminazione pubblica
Nel 1995 l'impianto di pubblica illuminazione era ancora costituito, in molte strade, da fili d'acciaio tesi tra un palazzo e l'altro, con una lampada al neon al centro.
Oggi la città dispone di un sistema certamente bisognoso di ammodernamento, ma profondamente diverso e più efficiente rispetto a quello di allora.
Lo stadio Giraud
Nel 1995 lo stadio Giraud, nella sua configurazione attuale, non esisteva.
Oggi Torre Annunziata può contare su uno degli impianti sportivi più importanti della provincia di Napoli, anche se negli anni la manutenzione è stata spesso insufficiente e la struttura necessita ancora di interventi.
Scuole e uffici comunali
Trent'anni fa la dotazione di edifici scolastici era decisamente più limitata.
Negli anni successivi sono stati realizzati, tra gli altri, la scuola materna di via Tagliamonte, la scuola media Rovigliano, l'Istituto d'Arte De Chirico, la scuola elementare di via Isonzo e quella di via Caravelli.
Nel 1995 il Comune aveva la sua sede principale a Palazzo Criscuolo, mentre numerosi uffici erano distribuiti in immobili presi in affitto, con relativi costi per l'Ente.
Oggi gli uffici comunali sono concentrati principalmente tra Palazzo Criscuolo, la sede di via Provinciale Schiti, costruita ex novo, e quella di via Dante, sede della Polizia Municipale: immobili di proprietà comunale.
Infrastrutture e servizi: cosa abbiamo guadagnato e cosa abbiamo perso
Anche dal punto di vista infrastrutturale la città di trent'anni fa era molto diversa.
Non esistevano la seconda torre della Procura, il casello autostradale di Torre Annunziata Nord, l'uscita di Torre Annunziata Sud che conduce all'attuale area del Maximall, né la bretella porto-zona industriale-lungomare di Oplonti.
Gli autoarticolati diretti al porto attraversavano ancora il centro cittadino.
Villa Parnaso non era ancora fruibile, non esistevano le attuali rotonde e successivamente, con l'apertura del Tribunale, si sono insediati in città il Comando Gruppo Carabinieri e il Comando Gruppo della Guardia di Finanza.
Anche il servizio di raccolta dei rifiuti era profondamente diverso. Prima della Multiservizi e successivamente di Prima Vera, veniva gestito da una cooperativa insieme al Comune. La raccolta differenziata praticamente non esisteva; a dicembre 2025, secondo i dati di Prima Vera, ha raggiunto il 58 per cento.
Di contro, negli anni Torre Annunziata ha perso anche importanti presìdi di servizi pubblici: la sede del Centro per l'Impiego è stata trasferita a Pompei, mentre quella dell'Inps è stata spostata a Castellammare di Stabia. Una perdita che ha costretto i cittadini a rivolgersi ai comuni vicini per servizi che in precedenza erano disponibili direttamente sul territorio.
In realtà a Torre Annunziata esisteva anche la caserma dei Vigili del Fuoco in via Eolo, ma nel 1974 venne trasferita a Castellammare di Stabia. La vecchia caserma era diventata ormai del tutto inadeguata, angusta e strutturalmente obsoleta per ospitare i moderni mezzi pesanti e le attrezzature del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Penniniello, un quartiere trasformato ma non ancora recuperato del tutto
Il Penniniello rappresentava una delle situazioni di maggiore degrado urbano della città.
Negli anni è stato avviato un lungo processo di riqualificazione attraverso i "Contratti di Quartiere Uno e Due", con l'abbattimento e la ricostruzione di alcune palazzine e la successiva ristrutturazione di altri edifici.
Il quartiere conserva ancora problemi e criticità sociali, ma sostenere che sia rimasto quello di trent'anni fa significherebbe ignorare le trasformazioni avvenute.
Il porto, gli scarichi e il ritorno del mare
Nel 1995 il porto era insabbiato e lungo la costa erano presenti numerosi scarichi attraverso i quali i reflui finivano direttamente in mare.
Oggi il porto è stato dragato e i liquami cittadini vengono convogliati verso il sistema depurativo di foce Sarno.
Anche la situazione della spiaggia della Salera è radicalmente cambiata. Per decenni quell'area era stata trasformata in una vera e propria discarica a cielo aperto, con migliaia di tonnellate di rifiuti. Oggi è stata liberata e dalla strada è nuovamente possibile vedere il mare.
Dal 1973, anno del colera, e per decenni il mare di Torre Annunziata è stato sinonimo di inquinamento e divieti di balneazione.
Oggi le acque risultano generalmente balneabili, anche se balneabile non significa necessariamente sempre limpido o pulito. Il definitivo risanamento del Sarno e il completamento del collettamento dei reflui provenienti anche dai territori limitrofi restano decisivi per il futuro della costa oplontina.
Sicurezza e criminalità, meriti che non appartengono alla politica
Anche sul fronte della criminalità il confronto con gli anni Novanta è inevitabile.
Trent'anni fa la droga veniva venduta apertamente per strada e Palazzo Fienga rappresentava la roccaforte della criminalità organizzata oplontina.
Oggi quello scenario è profondamente cambiato.
Ma sarebbe scorretto attribuirne il merito alle amministrazioni comunali. I risultati ottenuti sono innanzitutto il frutto dell'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, che negli anni hanno inferto colpi durissimi ai clan.
Palazzo Fienga è stato sgomberato ed è destinato all'abbattimento.
La camorra, tuttavia, non può essere considerata definitivamente sconfitta. Gli avvenimenti politico-amministrativi più recenti dimostrano, anzi, quanto il problema continui a rappresentare una delle questioni strutturali con le quali Torre Annunziata deve fare i conti.
Dalla desertificazione industriale a una nuova economia
Nel 1995 la grande crisi industriale aveva già lasciato ferite profonde.
Le ex aree Deriver, Dalmine e Tecnotubi Vega erano sostanzialmente abbandonate e migliaia di posti di lavoro erano andati perduti.
Negli anni successivi qualcosa è cambiato.
Nell'area ex Dalmine-Deriver si sono insediati numerosi cantieri nautici, anche se dopo la crisi del 2008 molte attività si sono orientate prevalentemente verso il rimessaggio delle grandi imbarcazioni.
Nell'area ex Tecnotubi è sorto un grande centro commerciale, mentre nell'ex area Aquila Prefabbricati è nato il Maximall Oplonti.
Nell'area ex Metalfer sono inoltre in corso i lavori per la realizzazione di un importante mercato florovivaistico del sud d'Italia.
Sono investimenti in larga parte privati e sarebbe quindi sbagliato accreditarli automaticamente alle amministrazioni comunali. Ma fanno parte della trasformazione economica e urbanistica vissuta dalla città negli ultimi trent'anni.
Una città che ha cambiato volto
Nel 1995 erano presenti sei distributori di carburante nel centro cittadino: due su corso Umberto I, uno a piazza Cesaro, uno in via Vittorio Veneto, uno nel tratto finale di corso Vittorio Emanuele III e uno in piazza Imbriani.
Anche l'economia legata alla ristorazione era molto diversa. Trent'anni fa i ristoranti cittadini si contavano quasi sulle dita di una mano. Oltre a Celestino e Stella Verde c'era poco altro. Oggi esistono decine di ristoranti, pizzerie e locali. Il litorale di via Marconi, un tempo scarsamente frequentato soprattutto nei mesi invernali, è diventato molto più vivo grazie soprattutto a una nuova generazione di imprenditori.
Accanto allo storico albergo Grillo Verde sono nate oltre 70 strutture tra B&B e case vacanza, con una crescente presenza di visitatori italiani e stranieri.
Anche questo sviluppo è dovuto principalmente all'iniziativa privata e all'esplosione generale del turismo nell'area vesuviana. Ma rappresenta comunque un cambiamento rispetto alla città degli anni Novanta.
Il grande paradosso di Torre Annunziata
Ed è proprio qui che emerge forse la responsabilità politica più importante degli ultimi trent'anni.
Torre Annunziata possiede caratteristiche che poche città della provincia di Napoli possono vantare tutte insieme.
Gli Scavi di Oplonti con la Villa di Poppea, patrimonio dell'umanità UNESCO. Le Terme Vesuviane. Il mare. Una lunga spiaggia di sabbia vulcanica. Un porto tra i più importanti della Campania. Il Vesuvio alle spalle e il Golfo di Napoli davanti. Pompei a pochi minuti e la penisola sorrentina e la Costiera Amalfitana facilmente raggiungibili.
A tutto questo si aggiungono una storia industriale straordinaria e una tradizione legata all'arte bianca che ha fatto conoscere Torre Annunziata nel mondo.
Eppure la città non è riuscita a trasformare pienamente questo patrimonio in sviluppo, turismo, occupazione e qualità della vita.
Altri territori vicini, in alcuni casi dotati di un patrimonio storico, paesaggistico e infrastrutturale meno ricco, sono riusciti a costruire nel tempo un'identità turistica ed economica più riconoscibile.
Questa è probabilmente la più grande occasione perduta di Torre Annunziata. Ed è una responsabilità che attraversa amministrazioni, partiti, classi dirigenti, imprenditoria e, in parte, la stessa comunità cittadina.
Cultura, qualcosa abbiamo anche perso
Non tutte le trasformazioni sono state positive. Nel 1995 i cinema Moderno e Metropolitan erano chiusi. Negli ultimi anni ha abbassato definitivamente le serrande anche il Politeama, ultimo cine-teatro cittadino.
Oggi esiste il Nexus all'interno del Maximall Pompeii, ma Torre Annunziata ha perso un presidio culturale nel cuore della città.
Il porto commerciale
La presenza dei serbatoi di idrocarburi e dei silos nel porto oplontino non nasce negli ultimi trent'anni.
Quelle infrastrutture appartengono alla storia industriale e commerciale della città e sono antecedenti al 1995.
Il porto di Torre Annunziata è storicamente uno scalo commerciale e rappresenta ancora oggi una delle grandi risorse, ma anche una delle grandi questioni irrisolte, per il futuro della città.
Negli ultimi anni è cresciuta anche l'attività diportistica, con servizi dedicati e, seppure non in maniera continuativa, collegamenti marittimi verso le isole e la penisola sorrentina-amalfitana.
La grande sfida resta quella di far convivere vocazione commerciale, attività industriali e prospettive turistiche.
Sociale e dispersione scolastica
Non vogliamo soffermarci sulle opere ordinarie o sulle iniziative socio-culturali che qualsiasi amministrazione è chiamata normalmente a realizzare.
Esistono però cambiamenti che meritano di essere ricordati.
Trent'anni fa il Comune disponeva di un solo assistente sociale. Oggi il settore può contare su tredici figure professionali, tra cui tre psicologi. Nello stesso arco temporale la dispersione scolastica si è più che dimezzata.
Anche in questo caso non si tratta necessariamente del risultato esclusivo dell'azione delle amministrazioni comunali: scuola, servizi sociali, famiglie, associazioni e istituzioni hanno concorso al cambiamento.
Dal 2017 a oggi, la stagione più difficile
La parte più consistente delle trasformazioni che abbiamo raccontato si concentra nel lungo periodo compreso tra il 1995 e il 2017. Ma la nostra analisi non può fermarsi lì.
«Anche le due amministrazioni successive, intervallate da un periodo di gestione della Commissione straordinaria, erano espressione del centrosinistra e anche di quelle esperienze, se vogliamo sottrarci alla logica delle ricostruzioni di parte, vanno ricordati tanto i risultati raggiunti quanto ciò che non è stato realizzato.
Tra i risultati raggiunti, l’Hub Portuale (attualmente inutilizzato), il nuovo asilo nido di via Isonzo, a quello in fase di realizzazione in via Murat, l’ampliamento di via Terragneta, il costruendo Centro polifunzionale in piazza Mons. Orlando, la riqualificazione dello stadio Giraud.
Sul versante opposto, invece, la mancata riqualificazione delle arcate borboniche, il “pasticcio” dei lavori sulla Darsena dei pescatori, il peggioramento - particolarmente evidente negli ultimi anni - di alcuni aspetti della vivibilità urbana: verde pubblico trascurato, strade dissestate, marciapiedi spesso impraticabili, arredo urbano carente e servizi non sempre all'altezza.
Ma sul giudizio relativo a questa fase pesa inevitabilmente un fatto di enorme gravità istituzionale: entrambe le amministrazioni sono state interrotte dallo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Due scioglimenti nell'arco di pochi anni rappresentano una ferita profondissima per Torre Annunziata e impediscono qualsiasi tentativo di tracciare un bilancio autocelebrativo degli ultimi trent'anni.
Anche questa è parte della storia e va raccontata senza attenuanti, esattamente come vanno riconosciute le trasformazioni positive avvenute negli anni precedenti.
Dunque, Torre Annunziata stava meglio trent'anni fa?
È questa la domanda dalla quale siamo partiti. E alla luce degli elementi messi in fila, la risposta che emerge è difficile da ricondurre allo slogan secondo cui gli ultimi trent'anni, sotto le amministrazioni di centrosinistra, sarebbero stati completamente fallimentari.
Torre Annunziata conserva problemi enormi. I quartieri antichi attendono ancora una vera riqualificazione. Mancano parcheggi. Il patrimonio archeologico non è adeguatamente integrato nella città. Il porto resta una risorsa sfruttata solo parzialmente. Il turismo è ancora lontanissimo dai livelli che la posizione geografica e il patrimonio storico potrebbero consentire. A questo si aggiungono le gravissime vicende politico-amministrative dell'ultimo decennio.
Ma riconoscere tutto questo non significa cancellare ciò che nel frattempo è cambiato.
Né assoluzioni né condanne sommarie
Raccontare trent'anni di vita cittadina attraverso lo schema "prima andava tutto bene, poi il centrosinistra ha distrutto Torre Annunziata" significa ridurre una storia molto più complessa a uno slogan politico.
Allo stesso modo sarebbe sbagliato utilizzare le opere realizzate e le trasformazioni avvenute per sostenere che le amministrazioni succedutesi abbiano governato sempre bene.
Non è così. Ci sono stati buoni amministratori e amministratori inadeguati, intuizioni importanti ed errori clamorosi, opere realizzate e occasioni sprecate. E soprattutto non tutto ciò che è cambiato è merito o colpa della politica comunale.
I fatti possono essere oggettivi. La loro interpretazione, inevitabilmente, appartiene al giudizio di ciascuno. Quelli che abbiamo elencato sono elementi verificabili sui quali costruire una riflessione.
Una città difficile, ma dalle potenzialità enormi
Governare Torre Annunziata non è mai stato semplice.
È una città segnata dalla presenza di una criminalità organizzata mai definitivamente sconfitta, nonostante il lavoro incessante di magistratura e forze dell'ordine, da profonde fragilità sociali e da una parte minoritaria della popolazione ancora distante da un autentico senso civico.
Ma proprio per questo non possiamo permetterci una memoria selettiva. Torre Annunziata oggi non è la città che avrebbe potuto essere. Questo è forse il vero fallimento degli ultimi trent'anni.
Con il suo mare, la sua spiaggia, gli Scavi di Oplonti, le Terme Vesuviane, il porto, la storia dell'arte bianca, il Vesuvio, Pompei alle porte e la Costiera a pochi chilometri, avrebbe avuto tutte le condizioni per correre molto più velocemente. Non lo ha fatto.
Ma questo non significa che trent'anni fa si stesse meglio.
La Torre Annunziata di oggi ha acquisito infrastrutture, servizi e opportunità che quella del 1995 non possedeva. Ne ha anche persi alcuni. Ha compiuto passi avanti e passi indietro. Ha risolto problemi e ne ha lasciati marcire altri. E soprattutto non è riuscita a sfruttare pienamente le straordinarie risorse di cui dispone.
La storia di una città non dovrebbe essere utilizzata per assolvere qualcuno o per condannare qualcun altro.
Dovrebbe servire soprattutto a capire gli errori commessi, riconoscere ciò che di buono è stato fatto e, finalmente, evitare di sprecare i prossimi trent'anni.


