C’è Torre Annunziata all’inizio della storia professionale di Noemi Bergamasco, 35 anni, fondatrice e guida di Polo Formazione Campania, centro premiato come migliore realtà italiana del settore al termine di una selezione che ha coinvolto 35 strutture.
Un riconoscimento arrivato dopo dieci anni di lavoro e 1.800 ragazzi formati negli ultimi cinque anni tra Napoli, Salerno e Caserta. Ma dietro numeri, metodi di apprendimento e soft skills c’è innanzitutto la storia di una giovane donna torrese che, dopo la laurea in Giurisprudenza, ha deciso di cambiare strada.
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Dall’Alfieri al Pitagora-Croce: le radici a Torre Annunziata
Noemi è cresciuta in via Gambardella. Ha frequentato le scuole medie all’Istituto Alfieri e successivamente il Liceo classico Pitagora-Croce di via Tagliamonte. La sua famiglia vive ancora a Torre Annunziata, così come quella del compagno Francesco Esposito, anche lui torrese. I due stanno insieme da dieci anni e hanno un bambino di quattro anni.
Oggi Noemi vive e lavora a Napoli, a Palazzo Gentile, nel cuore della zona universitaria. Una scelta che le consente di conciliare il lavoro quotidiano con gli studenti e la vita familiare.
Eppure, da ragazza, immaginava un futuro completamente diverso. «Dicevo che avrei voluto vivere ovunque tranne che a Napoli. Cercavo un lavoro che mi desse sicurezza economica, anche se non mi fosse piaciuto». Poi, durante l’ultimo anno di Giurisprudenza, l’incontro con il mondo della formazione cambia la prospettiva. «Ho scelto una strada che aveva un cuore».
«Il problema non è che non sanno studiare»
È da questa esperienza personale che nasce il lavoro con studenti delle superiori e universitari.
«Il problema non è quanto tempo ci mettono. È che nessuno ha mai insegnato loro come si studia. Poi si convincono di non essere portati, e quella convinzione pesa molto più di un brutto voto».
Polo Formazione Campania lavora sull’apprendimento strategico e sulle soft skills, partendo dal principio che non possa esistere un metodo identico per tutti. C’è chi apprende meglio visualizzando, chi raccontando ad alta voce, chi costruendo collegamenti. L’obiettivo è individuare la strategia più adatta al singolo studente.
Studiare meglio per riprendersi il proprio tempo
Per Bergamasco il metodo di studio non deve trasformarsi in una nuova gabbia. Al contrario, deve permettere ai ragazzi di recuperare tempo e qualità della vita.
«Il messaggio che ricevono da anni è: se vuoi risultati, sacrifica tutto. Salta le uscite, lascia lo sport, chiuditi in camera. E poi ci si stupisce che mollino».
Accanto alle tecniche di apprendimento vengono quindi allenate gestione del tempo, autonomia, capacità di parlare in pubblico e tenuta emotiva davanti a un esame. Competenze che, sottolinea Bergamasco, serviranno anche molto tempo dopo aver chiuso i libri.
Un luogo dove parlare anche di sogni
C’è poi un aspetto al quale la formatrice torrese tiene particolarmente: contrastare la rassegnazione.
«In questo territorio i ragazzi crescono sentendosi ripetere quello che non potranno fare. La cosa più utile che possiamo dare loro è un luogo in cui si parla di sogni, di coraggio e di possibilità, e in cui nessuno ride di te se dici cosa vuoi diventare».
Una filosofia portata avanti anche attraverso la Soft Skills Academy, con incontri formativi, appuntamenti online ed eventi residenziali. L’ultimo, “Sogna in Grande”, si è concluso il 4 settembre dopo cinque giorni dedicati a obiettivi, lavoro di squadra e leadership.
Nel percorso vengono coinvolte anche le famiglie, perché, sottolinea Bergamasco, «il primo cambiamento spesso non riguarda lo studente. Riguarda come si parla di scuola in casa».
Dieci anni di lavoro e 1.800 ragazzi formati
La crescita non è stata immediata. All’inizio, racconta Noemi, c’era molta diffidenza verso il mondo della formazione. La fiducia è arrivata soprattutto attraverso i risultati e il passaparola tra studenti e genitori.
Oggi il centro di Napoli è guidato insieme a Rita Alfieri, con una squadra composta da Raffaele Barbato, Eugenia Vittoria Cabib, Enza Trezza e Marcello Bisesti. Dalla stessa esperienza sono nate altre realtà guidate da Francesco Esposito, Joy Giusy Palmiero e Maddalena Russo, rispettivamente a Napoli, Caserta e Salerno. (Nell foto sopra, i corsisti del corso "genio" settembre 2025)
«Non serve andare via per costruirsi qualcosa»
Ed è forse qui che la storia professionale torna alle sue origini, a Torre Annunziata.
«Sono cresciuta dove ai ragazzi si elenca soprattutto quello che non potranno fare. Io faccio questo lavoro per la ragione opposta: voglio parlare di opportunità, crescita, coraggio e sogni».
Un messaggio che Noemi riassume in poche parole: «Il metodo si impara, l’ambizione si allena e non serve prendere un treno per costruirsi qualcosa».
Ora l’obiettivo è ottenere l’accreditamento regionale come ente di formazione, così da raggiungere anche quei giovani le cui famiglie non possono permettersi un percorso privato. «È il limite più grande di quello che faccio adesso – spiega – e voglio superarlo».
Una storia che parla anche alla nostra città
La storia di Noemi Bergamasco merita, infine, una considerazione che va oltre il riconoscimento ottenuto. È la storia di una ragazza di Torre Annunziata che ha creduto nelle proprie capacità, ha investito su sé stessa e si è costruita da sola il proprio percorso, trasformando un’intuizione in una realtà capace oggi di aiutare tanti giovani a crescere e, nello stesso tempo, di offrire ad altri opportunità professionali.
Ed è forse questo l’aspetto che più ci piace sottolineare. Le difficoltà di un territorio non devono necessariamente diventare un alibi o una condanna. Quando ci sono idee, capacità, impegno e determinazione, anche ciò che inizialmente sembra irraggiungibile può diventare possibile.
In una realtà complessa come la nostra, dove troppo spesso i giovani vengono spinti a pensare che per realizzarsi sia necessario andare altrove, esperienze come quella di Noemi trasmettono un messaggio diverso: si può partire da Torre Annunziata, credere in un progetto, costruirlo giorno dopo giorno e creare opportunità non soltanto per sé stessi, ma anche per gli altri. Ed è probabilmente questo il successo più importante.
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