A cura della Redazione

Dopo l'omicidio del 17enne Nicholas Di Martino, ucciso a Gragnano nella notte tra domenica e lunedì scorsi, i sacerdoti della comunità parrocchiale gragnanese hanno scritto una lettera aperta alla città, nella si rendono disponibili ad accompagnarli in questo tratto di strada molto difficile, conseguente anche della crisi economica da coronavirus.

Nei due mesi di isolamento appena trascorsi abbiamo sognato a occhi aperti il ritorno alla normalità, sicuri che la sofferenza della quarantena ci avrebbe resi migliori. Come per magia.
La morte di Nicholas e gli eventi successivi ci hanno risvegliati di colpo, sbattendoci in faccia la realtà in cui siamo: una morte del genere avvenuta in pieno centro, tra i palazzi di Via Vittorio Veneto, in modo tanto violento, è un duro colpo per l’intera comunità. La Via della bellezza - quella che un tempo vedeva fiumi di ragazzi a passeggio tra le mimose -, si è trasformata in uno scenario agghiacciante. Come può essere accaduto, proprio così, a sangue freddo, in uno scontro tra ragazzi poco più che adolescenti? E proprio lì, in un luogo simbolo per noi: a pochi passi dal Municipio, a un tiro di sasso dai campetti dell’oratorio, all’ombra dei nostri bei campanili?
Forte è il dolore per la morte prematura, anzi, del tutto acerba di un figlio neanche maggiorenne. Grande è lo sgomento per la possibilità che si ripetano altre violenze, nella spirale vorticosa della voglia di vendetta. Ma ancor più profonda è la preoccupazione per i giovani, tutti i giovani della nostra città che, ora come ora, sono “a rischio contagio”: non si tratta del coronavirus - ben inteso - ma del morbo sottile dell’egoismo, del non senso, dell’aggressività, della noia che diventa apatia, e dell’apatia che diventa voglia di eccesso che, in quest’estate assolutamente imprevedibile, rischiano di diffondersi a macchia d’olio.
Ultimamente si fa tanto un parlare di “povertà” ma, a ben vedere, tra le categorie più in affanno per gli scompensi del dopo-covid ci sono proprio loro, i giovani. Vivono e vivranno un tempo duro. Sono i più poveri tra tutti perché limitati nelle possibilità, in ansia per lo studio e il lavoro, bloccati rispetto alle prospettive di futuro che il mondo paventa. Che fatica sognare sogni alti! E che rischio c’è di accontentarsi, di lasciarsi andare giocando al risparmio.
Siamo dinanzi a una seria emergenza educativa che interpella tutti, nessuno escluso. Serve ricollocare al centro delle nostre attenzioni la cura e la formazione dei piccoli. È necessario investire “a fondo perduto” tempo, risorse ed energie in loro favore, perché possiamo costruire insieme la città del domani. Non è più rimandabile una opzione preferenziale per i giovani in tema di avviamento al lavoro, cultura, proposte educative, creazione di luoghi sani di aggregazione, perché siamo dinanzi a una povertà senza precedenti. Occorre restituire ai nostri giovani il diritto a sognare, in un’alleanza tra generazioni che ci veda gli uni accanto agli altri nella costruzione della casa comune.
La comunità ecclesiale di Gragnano, in ogni sua parrocchia, in ogni sua parte, nello specifico di ogni singolo gruppo e associazione si fa vicina a chi è nel dolore per la morte di Nicholas. Implora il cessate il fuoco dinanzi a ogni possibile tentativo di vendetta. E rinnova la sua totale disponibilità, con ogni forma e mezzo possibile, affinché i giovani gragnanesi si sentano accompagnati e sostenuti in questo tratto di strada difficile. Perché essi, “quelle membra del corpo che sembrano più deboli, sono anche le più necessarie