A cura di Mario Cardone

"Naturale deperimento". E’ questa, in una sola battuta, la conclusione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata che ha determinato l’archiviazione delle indagini che riguardano il crollo parziale del 27 gennaio di un muro degli scavi archeologici di Pompei, nei pressi della domus del Pressorio. E’ partita immediata la reazione del sindacato aziendale Unsa, che con un comunicato della sezione sindacale aziendale della Soprintendenza di Pompei, a firma Antonio Pepe, tuona: ”La risoluzione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata riabilita le organizzazioni sindacali ed i lavoratori degli Scavi di Pompei”.

La replica arriva scontata se si ricorda che alla data del crollo era in corso (tra sindacati autonomi e direzione del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo) una dura vertenza. A quell’epoca, tra le polemiche e qualche iniziativa di querela (almeno dichiarata), emerse, nella comunicazione pubblica, qualche ragionevole perplessità su quella strana coincidenza.

“Il provvedimento giudiziario oplontino giunge come una puntuale risposta a chi parlava a vanvera per mascherare le vere ragioni del crollo: incuria e negligenza, proprio mentre si magnificavano i grandi interventi di restauro nell’area archeologica di Pompei”.

Il comunicato Unsa alla fine spiega che “non è accettabile che si parli a sproposito delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori con dichiarazioni prive di fondamento al solo scopo di screditarne l’immagine”.

twitter: @MarioCardone2 

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