A cura della Redazione

Era ora. Finalmente si parla a Pompei di corretta comunicazione. Un esempio di buona volontà di cambiare registro, prima di passare all’urbanistica che riguarda gli interessi di valorizzazione di alcune aree a scapito di altre, bisognerebbe informare i cittadini contribuenti sulla direzione che hanno preso i soldi che sono stati spostati negli anni dal fondo di salario accessorio, considerato che era denaro che serviva a pagare le indennità di turno di servizio ai vigili urbani. L’insistenza su questo argomento è giustificata dall’esigenza di conoscere il parere dei revisori dei conti su una recente delibera che puntava a rifinanziarlo gradualmente. Allo stesso modo non è stato comunicato all’opinione pubblica che la famosa istanza per un mutuo di 500 mila euro alla Cassa Depositi e Prestiti, che serviva a finanziare i lavori pubblici per appianare qualche buca stradale, non è stata più presentata.

Come si diceva all’inizio, trasparenza e comunicazione sono entrate ultimamente nel dibattito politico dopo aver raggiunto, durante l’attuale amministrazione di Pompei, livelli bassi, scesi fino a una profondità record. Tanto che, per citare un esempio, è stato necessario annullare la convocazione di un Consiglio comunale perché non erano state rispettate le regole di comunicazione. Vogliamo parlare dei Consigli comunali in diretta web, del mancato avviso pubblico di convocazione delle commissioni consiliari o dei rapporti con la stampa? Del resto se la dirigenza comunale preposta alla trasparenza e all’anticorruzione dichiara che non dialoga con la stampa, cos’altro bisogna aggiungere per sottolineare il forte disagio che gli operatori della comunicazione condividono con i pompeiani? Si è ripreso a parlare di trasparenza ma strumentalmente. Mancandone la cultura, si fa a sproposito o, peggio ancora, ad uso personale. La rappresentanza di consiglieri comunali e delegati del Partito Democratico a Pompei ha denunciato “riunioni segrete” dell’assessore all’urbanistica di Pompei, Raffaella Di Martino, che ha smentito categoricamente, e, insieme a lei, il presidente della seconda commissione consiliare, Raffaele Serrapica.

Qualche soldo per il Puc dovrebbe essere appostato nel prossimo bilancio di previsione. Solo dopo la sua approvazione si potrà aprire il dibattito civile e tecnico sull’urbanistica pompeiana. Se invece, tanto per essere chiari, il riferimento è alle iniziative della buffer zone che dovrebbero incidere su Pompei, esso è al livello di responsabilità regionale dove gli esponenti Pd hanno riferimenti privilegiati. Il consigliere regionale delegato in materia (Mario Casillo) è riferimento politico dichiarato del sindaco Amitrano e di una quota significativa della sua maggioranza. Bartolo Martire e compagni non possono vantare allo stesso tempo protagonismo di partito e dichiararsene vittime allo stesso tempo. Ragionamento che vale a livello regionale come a livello comunale, a meno che ci si fermi agli sguardi.

In parole povere, se il Partito Democratico è autorevole nell’amministrazione comunale la colpa dei flop e delle assenze di programmi e di iniziative è parimenti loro. Cercare capri espiatori è un espediente risibile. Riguardo all’opposizione, è stato registrato un assordante silenzio da parte dei consiglieri comunali che vi militano riguardo alla problematica dell’incapienza del fondo suppletivo, forse perché essi militavano in maggioranza negli anni trascorsi. In riferimento ai cambiamenti urbanistici, il consigliere Alfonso Conforti di che si lamenta? La Lega sta prendendo iniziative sulle questioni che riguardano la trasformazione del territorio vesuviano intorno al Parco Archeologico di Pompei. Sta a lui farsi valere sulla base di valide proposte a difesa di Pompei. Non è necessaria una carica istituzionale se possiede argomentazioni valide e il sostegno della gente.        

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