A cura di Mario Cardone

Il ceto turistico pompeiano può andare fiero del lavoro di prevenzione che sta facendo la sanità locale. Non solo nel pieno rispetto della normativa che arriva dalla sede ministeriale ma anche nell’assunzione di autonome cautele tese ad evitare la penetrazione del contagio da coronavirus sul tessuto pompeiano.

Condizione che consente di tranquillizzare gli operatori turistici internazionali: Pompei è sotto il pieno controllo da parte delle autorità sanitarie locali, dove molti studi dei medici di famiglia fanno visite sulla base di prenotazioni scandite entro orari prestabiliti. I sanitari fanno molta attenzione alla prevenzione in forza della convinzione fondamentale che sono proprio gli ambiti della sanità quelli che devono essere posti sotto la maggiore attenzione perché frequentati da presunti malati di ogni genere portatori di virus che possono ingenerare il contagio.

Per tale motivo i medici di famiglia di Pompei sono in attesa dello speciale kit protettivo che li consente di tutelarsi (e tutelare i pazienti) contro i contagi del coronavirus. Una speciale attenzione viene posta, inoltre, nei confronti dei pompeiani che lavorano in Lombardia, nell’occasione dei loro rientri a casa. A tutti (molti di loro lavorano come collaboratori scolastici negli Istituti in Lombardia) è stato consigliato di mettersi in isolamento domiciliare. Si osserva a proposito che è stata generalmente riscontrata grande collaborazione da parte di tutti. Pertanto si possono sentire tranquilli i visitatori degli Scavi di Pompei: nella città non solo non si sono mai verificati casi di coronavirus ma la Città Moderna e il sito archeologico sono chiusi in cordone sanitario che preserva il territorio nella massima sicurezza dei residenti e dei visitatori degli scavi archeologici e del Santuario di Pompei.