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Baby gang in azione, feriti due passanti. Un 20enne rischia di perdere un occhio

Baby gang in azione, feriti due passanti. Un 20enne rischia di perdere un occhio
(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
Giocano impallinando con pistole a piumino i passanti che transitano per il quartiere Provolera. Sono ragazzi dai 10 ai 14 anni che, inconsapevoli dei gravi danni che possono arrecare alle persone, prendono di mira qualche malcapitato che diventa oggetto di scherno. Ed è così che nei giorni scorsi due persone hanno dovuto ricorrere alle cure mediche presso l’ospedale civile di Boscotrecase. Sono state colpite agli occhi da piumini e per entrambe è stato necessario il trasferimento al reparto oculistico del Pellegrini di Napoli. La prima vittima è stato un uomo di circa 35 anni, che ha riportato ferite all’occhio destro guaribili in una ventina di giorni, dopo l’avvenuta estrazione del “pallino”. Per il secondo, un ventenne abitante dello stesso quartiere, la prognosi è molto più grave: rischia di perdere l’occhio destro colpito dal proiettile di gomma. I medici del pronto soccorso dell’ospedale di Boscotrecase hanno immediatamente allertato i Carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, che si sono adoperati tempestivamente per condurre un’indagine tesa ad individuare i componenti della baby gang delle pistole ad aria compressa. Purtroppo, il fenomeno della delinquenza minorile è molto diffuso in città e viene poco contrastato con un’adeguata prevenzione da parte delle istituzioni locali. Il comune di Torre Annunziata annovera un solo assistente sociale, insufficiente per affrontare e tentare di risolvere le tantissime problematiche che investono il nostro territorio. Inoltre, le poche associazioni di volontari che operano in città non ricevono abbastanza attenzione e sostegno da parte di chi dovrebbe preoccuparsi più da vicino delle sorti di questi ragazzi. L’ex magistrato Michele De Gaudio, in una dichiarazione rilasciata al nostro giornale, intervenendo sulla militarizzazione delle nostre strade, disse che ai militari andava contrapposto un esercito di assistenti sociali. Una provocazione per dire che non basta solo reprimere, ma che bisogna necessariamente anche svolgere un’azione costante di prevenzione. Questi ragazzi, che evadono la scuola, che vivono perennemente per strada, senza una famiglia alle spalle che possa occuparsi di loro, con la cultura della prepotenza e dell’arroganza, sono inesorabilmente dirottati verso una misera strada e ad incrementare, in futuro, la criminalità locale. Delinquenti non si nasce, ma si diventa. E conta molto il tessuto sociale dove essi vivono e crescono. Ed è per questo che bisogna investire di più, molto di più sulla prevenzione. Se “alleviamo” delinquenti, la colpa non è solo delle famiglie nelle quali crescono, ma anche di chi non vigila adeguatamente per interrompere il circolo vizioso tra genitori e figli. Una mancanza che equivale ad una sconfitta per l’intera società. (Dal settimanale TorreSette del 6 maggio 2011)
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