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Torre Annunziata - Rimangono tutti in carcere i 12 presunti affiliati al clan Gionta

Torre Annunziata - Rimangono tutti in carcere i 12 presunti affiliati al clan Gionta

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di estorsione, detenzione e porto illecito di armi

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Hanno scelto la strada del silenzio e restano tutti in carcere, i 12 presunti affiliati al clan Gionta in stato di fermo per estorsione.

Ieri mattina si è chiuso il primo giro di interrogatori per i componenti della “vecchia guardia” del clan, arrestati dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, su esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli. Assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Giovanni Tortora, Pasquale Striano, Elio D'Aquino, Ciro Ottobre, Luciano Bonzani e Roberto Cuomo, gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dinanzi al gip del tribunale di Napoli, che ha convalidato per tutti la misura cautelare, lasciando nel carcere di Secondigliano tutti, come disposto dai pm Sergio Ferrigno e Ivana Fulco della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea.

In carcere sono finiti Luigi Della Grotta, alias Gigino 'o panzarotto, 49 anni, e Vincenzo Amoruso, detto 'nzerrino, 47 anni, sorvegliato speciale, entrambi ritenuti a capo del nuovo gruppo della vecchia guardia del clan Gionta, composto anche da Ciro Nappo, 44 anni, e Pietro Izzo, 41 anni, gli unici già detenuti; e ancora Luigi Caglione, alias Gino Canale 5, 52 anni, imparentato con Ernesto Gionta, fratello del capoclan Valentino; Oreste Palmieri, detto Sasà 'o luongo, 37 anni; Raffaele Passeggia, alias Padre Pio, 57; Salvatore Ferraro, 'o capitano, 52, ex residente di Palazzo Fienga; Valerio Varone, 38, l'unico di Pompei, ritenuto uno dei custodi delle armi; e Raffaele Abbellito, alias ciaciello, 45; e i due incensurati Catello Nappo, 24 anni, fratello di Ciro, e Leonardo Amoruso, 43 anni, cugino di Vincenzo.

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di estorsione, detenzione e porto illecito di armi, reati aggravati dalle finalità mafiose. Secondo l'Antimafia, sarebbero almeno 20 gli episodi estorsivi ai danni di almeno 14 vittime. Tra le queste ci sarebbero un centro medico, un bar, un ristorante, un'azienda di pompe funebri, una vigilanza privata, alcune aziende portuali, una società di ormeggi, pescherie e negozi di abbigliamento.

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