Era l’una di notte del 3 febbraio 1908 quando, in una casa di via Carlo Poerio 82, veniva alla luce Amedeo Antonio Biagio Arpaia, primogenito di undici figli della famiglia Arpaia, che dal 1880 gestiva un noto pastificio cittadino. Il suo destino, tuttavia, non sarebbe stato quello di un semplice imprenditore: a soli 35 anni avrebbe sacrificato la vita per la Patria, entrando nella memoria collettiva come uno degli eroi della strage di Cefalonia.
Laureato in Ingegneria, Amedeo intraprese la carriera militare come ufficiale. Dopo aver combattuto sul fronte greco-albanese e servito nella difesa antiaerea di Torre Annunziata, fu inviato nuovamente in Grecia al comando della seconda batteria contraerea della Divisione Acqui.
Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, si trovò di fronte a una scelta: arrendersi ai tedeschi o continuare a combattere. Amedeo scelse la via dell’onore, resistendo dal 15 al 22 settembre insieme ai suoi uomini. Catturato dai nazisti, il 24 settembre 1943 fu fucilato. Secondo la testimonianza del cappellano militare Romualdo Formato, affrontò la morte «con il sorriso sulle labbra, incoraggiando i compagni fino all’ultimo».
Alla sua memoria fu conferita la medaglia di bronzo al valor militare, con la motivazione che ne sottolineava il “sereno eroismo” e la capacità di infliggere dure perdite al nemico nonostante i bombardamenti e le perdite tra i suoi artiglieri. Nel 1975, in occasione del trentennale della Liberazione, Torre Annunziata gli tributò la medaglia d’oro, definendolo «fulgido esempio di dedizione al dovere e di amor patrio».
Il ricordo di Amedeo Arpaia è custodito non solo nelle intitolazioni cittadine – una lapide del 1946 e una strada che porta il suo nome – ma anche nei suoi discendenti. Un nipote, avvocato Amedeo Arpaia, guida la sezione campana e lucana dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui, impegnata a mantenere viva la memoria dell’eccidio di Cefalonia. Un altro nipote, Bruno Arpaia, oggi generale dell’Esercito in quiescenza, ha continuato a onorare quella stessa divisa che rese suo zio un eroe.
Amedeo Arpaia resta così, per Torre Annunziata e per l’Italia intera, non solo un nome inciso nel marmo, ma una testimonianza viva di coraggio e di amore per la Patria.