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Napoli - Faida di Scampia: in carcere due esponenti del clan Di Lauro

Napoli - Faida di Scampia: in carcere due esponenti del clan Di Lauro

Le ordinanze di custodia cautelare scaturite dalle indagini sull’omicidio De Felice

(3 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Eseguita dai Carabinieri un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta della Dda partenopea a carico di Di Lauro Cosimo e Todisco Nicola. Svelati i retroscena dell’omicidio di De Felice Massimiliano.

Alle prime ore del mattino, a Milano e Saluzzo (CN), i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico del primogenito di Di Lauro Paolo, alias “Ciruzzo o’ milionario”, Di Lauro Cosimo, cl. ’73, reggente del clan “Di Lauro” durante la “Prima faida di Scampia” e Todisco Nicola, alias “ninnone”, cl. ’82, ritenuto anch’egli elemento di spicco del medesimo sodalizio criminale; i due, già detenuti per altra causa, sono gravemente indiziati dei reati di “omicidio volontario aggravato per aver agito con premeditazione” e “detenzione e porto abusivo di armi”, aggravati dal “metodo e dalle finalità mafiose”.

Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti svolti dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna sotto il coordinamento della Dda di Napoli e dalle concordanti dichiarazioni di plurimi collaboratori di giustizia in merito alle responsabilità in capo al Di Lauro e al Todisco rispettivamente quali mandante ed esecutore materiale dell’omicidio di De Felice Massimiliano (legato da rapporti di parentela con le famiglie “Abbinante” e “Notturno”, all’epoca al vertice della contrapposta alleanza scissionista), avvenuto a Napoli, nel quartiere Scampia, il 28 novembre 2004; periodo in cui era in atto appunto la “Prima faida di Scampia”, guerra senza quartiere, protrattasi dall’ottobre del 2004 all’aprile del 2005, che ha mietuto numerose vittime, quasi tutte tra congiunti dei principali esponenti criminali e spesso del tutto estranee a contesti camorristici, secondo una strategia di tipo terroristico messa in atto dai killer.

Infatti, il contesto criminale dell’omicidio De Felice, avvenuto nelle fasi iniziali della “Prima faida di Scampia”, esploso in un momento storico in cui era in atto un riequilibrio dei rapporti di forza e delle relazioni tra i clan napoletani, fu, sostanzialmente, una prima risposta al duplice omicidio di Montanino Fulvio e Salierno Claudio, uomini di estrema fiducia di Cosimo Di Lauro, verificatosi esattamente un mese prima rispetto a quello del De Felice, ovvero il 28 ottobre 2004 e che, di fatto, aveva segnato l’inizio della contrapposizione tra gli scissionisti, composti dai clan “Abete-Notturno”, “Abbinante”, “Marino”, “Amato-Pagano” e il clan “Di Lauro”.

Le attività investigative hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’omicidio, nonché di accertare che la vittima era stata attinta al capo ed al torace da molteplici colpi di arma da fuoco e che Di Lauro Cosimo aveva richiesto al “gruppo Prestieri”, quest’ultimo, all’epoca articolazione dei “Di Lauro”, dislocato e operante nelle aree cd. “Oasi del Buon Pastore” e “Sette Palazzi” del quartiere Scampia di Napoli, l’esecuzione di un omicidio ai danni della contrapposta “alleanza scissionista”.

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L’esecutore materiale dell'omicidio, Todisco Nicola, che poteva contare in un rapporto di conoscenza reciproca con la vittima, era ritenuto da quest'ultima un "insospettabile", quindi, elemento all’epoca di basso spessore criminale; fattore, quest’ultimo, che non aveva ingenerato alcun sospetto nello sventurato De Felice.

Infatti, a conferma di tale circostanza, le dichiarazioni di molteplici collaboratori di giustizia hanno permesso di stabilire che Todisco Nicola, nell'avvicinare l'ignaro malcapitato con la scusa di avvisarlo circa la presenza delle Forze dell'Ordine nei paraggi, lo aveva anche salutato, per poi esplodergli contro, subito dopo, numerosi colpi di arma da fuoco.

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