A cura di Massimo Corcione*

Metti una notte Ciro in Nazionale: un delirio di emozioni. Almeno per noi che consideriamo Immobile uno dei nostri, ma non solo per noi: i due gol hanno ribaltato un risultato forse umiliante che avremmo ricordato per anni, forse decenni.

Conta poco (o forse conta di più) che di fronte ci fosse la Macedonia (Nazionale numero 146 nel ranking del calcio mondiale) e non il Brasile. Ma quella giocata a Skopje non è stata una partita qualunque; valeva tantissimo, parola di Giampiero Ventura, cittì che ora al suo ex giocatore nel Torino dovrebbe erigere un monumento equestre oppure un arco di trionfo personale da venerare ogni mattina finché sarà sulla panchina della Nazionale.

Perché, per fortuna c’era lui, Ciro da Torre Annunziata, l’ultimo ad arrendersi, il primo a reagire dopo che l’Italia era finita addirittura sotto. «Finalmente mi sento importante» è stato il suo commento mentre era ancora attaccato a canna alla bottiglia di acqua minerale per recuperare una salivazione che s’era completamente azzerata sul 2-1.

Ha zittito tutti e prosciugato la gola all’esercito dei criticoni che avrebbe impallinato tutti, cominciando da Verratti: dai tempi del Pescara è un po’ il fratello di campo di Immobile, tutti lo considerano il titolare con maggior classe, ma aveva rischiato di spedire quest’Italia all’Inferno. Poi è arrivato lui, non ha salvato la Patria, ma la Nazionale e Ventura sì.

Onore a Ciro Immobile, uno di noi.

(foto da figc.it)

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