A cura di Massimo Corcione*

Stavolta sarà davvero finita e toccherà cambiare musica, senza più quelle magiche note che ti perseguitano come una condanna. La colonna sonora della Grande Bellezza ti paralizza, ti fa innamorare della tua stessa immagine riflessa nello specchio, mentre il Napoli ha bisogno di ridisegnare il proprio futuro senza farsi condizionare dal passato. E non è solo una questione legata a Maurizio Sarri e alla sua volontà di rimanere o alla tentazione (che certissimamente subisce da mesi) di provare una nuova rivoluzione da qualche altra parte. Anche rinunciando ai suoi titolarissimi, pedine perfette di un modulo rodato negli anni come un meccanismo di precisione. 

Quest'anno è stato davvero straordinario, ma è mancato il lieto fine: come un film che al festival conquista tutti, ma non vince il premio. E De Laurentiis conosce il cinema meglio di ogni altro. Oggi sarà il giorno della festa finale, al San Paolo teatro dei sogni, il palcoscenico naturale nel quale la pellicola più bella della stagione è stata vista senza mai annoiarsi. Il senso di appagamento che la squadra ha prodotto, ha regalato una sensazione unica, ma non è ancora come conquistare uno scudetto. La differenza l'hanno fatta anche quelle immagini stonate arrivate dall'altra festa, lassù a Torino. Sicuramente non si avvertiva la necessità di altri veleni e il dettaglio è solo da cancellare. 

A Napoli occorre invece costruire, con o senza Sarri, ma presto e benissimo. Con un'idea chiara in testa, finalmente vincente. Perché ora conta solo centrare il bersaglio grosso, il trofeo da esibire prima che qualcuno rinfacci le non vittorie, le non finali. Un motivo in più per cercare pure l'ultima vittoria, contro il Crotone di Zenga, evitando di cadere nella trappola sentimentale legata alla squadra simpatia che soprattutto i sognatori vorrebbero si salvasse. Stasera, allora, via libera alla festa, l'ultima però senza trofei. Aspettando quella vera, prima o poi il paradiso si trasferirà a Napoli.

*già direttore di Sky Sport