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Coppie omosessuali e stepchild adoption, anche la madre non biologica è «madre sin dalla nascita» del bambino

Coppie omosessuali e stepchild adoption, anche la madre non biologica è «madre sin dalla nascita» del bambino

L'annuncio dell'Associazione Famiglie Arcobaleno. Sentenza storica della Corte d'Appello di Napoli

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza. La Corte d'Appello di Napoli ha ammesso la possibilità della stepchild adoption, ovvero l'adozione da parte del compagno/compagna - anche per coppie omosessuali - di un bambino concepito anche tramite la procreazione assistita. Il caso è quello di due donne e di un bambino di 6 anni napoletani, al quale i giudici ha riconosciuto il diritto ad avere, in sostanza, due mamme, ribaltando così la sentenza del Tribunale per i Minorenni del capoluogo campano che invece aveva rigettato la richiesta. Il bambino sarà dunque figlio «sin dalla nascita» anche dell'altra genitrice «acquisita», per così dire. E quindi, la compagna vede riconoscersi il diritto di essere definita madre «dalla nascita» e non solo «madre adottiva».

A dare la notizia è l'Associazione Famiglie Arcobaleno, che ha seguito la vicenda insieme all'avvocata Francesca Quarato, che ha fornito assistenza legale alla coppia delle ricorrenti.

«Le motivazioni della sentenza sono molto importanti - spiega Quarato - perché, nel riconoscere il diritto delle due mamme ad essere riconosciute entrambe come genitrici del figlio che insieme hanno voluto, la Corte d'Appello fa un passo avanti ulteriore ricordando che la stepchild è una forma di tutela minima per i figli di coppie omogenitoriali, perché è subordinata alla domanda, perché assicura una tutela non piena e, infine, concede di adottare quello che, invece, deve essere considerato un figlio della coppia già alla nascita. In tal senso, richiama espressamente la legge 40 indicando per la piena tutela dei figli di coppie omogenitoriali la strada del riconoscimento alla nascita».

Nella sentenza, la Corte scrive testualmente: «Il nato da p.m.a. (procreazione medicalmente assistita, ndr) ha lo stato di figlio della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime».

«Questa norma - spiega la presidente dell’associazione Marilena Grassadonia - è perfettamente applicabile anche alle coppie lesbiche ed è anche per questo motivo che diversi Comuni in Italia stanno procedendo alle annotazioni di entrambi i genitori sui certificati di nascita. Questa sentenza ci conferma che siamo nel giusto nel portare avanti la nostra battaglia per il riconoscimento alla nascita dei nostri figli e delle nostre figlie».

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