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Torre Annunziata - Strage di via D'Amelio, il sindaco Ascione ricorda il sacrificio di Paolo Borsellino

Torre Annunziata - Strage di via D'Amelio, il sindaco Ascione ricorda il sacrificio di Paolo Borsellino

«Occorre mantenere sempre viva la memoria di chi ha lottato per difendere i valori dello Stato»

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Ventiseiesimo anniversario della strage di via D'Amelio a Palermo, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque suoi agenti di scorta, il ricordo del sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione. 

Il 19 luglio del 1992 il magistrato palermitano si recò, insieme alla sua scorta, in via D’Amelio dove risiedeva sua madre. Intorno alle ore 17, una Fiat 126 imbottita di tritolo, parcheggiata nei pressi dell’abitazione, detonò al passaggio del giudice, uccidendo lui e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico a salvarsi fu Antonino Vullo, che al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta. 

Paolo Borsellino ed i suoi agenti sono stati le ennesime vittime della strategia stragista della mafia, perpetrata dall’allora capo Salvatore Riina. Nell’intenzione del padrino corleonese la pianificazione e l’esecuzione di attentati esplosivi avvenuti non solo in Sicilia, ma anche in altre città italiane, come Roma e Milano, doveva costringere il Governo ad attuare la revisione del maxi-processo a Cosa Nostra che, di fatto, aveva scosso dalle fondamenta la cupola mafiosa con condanne severissime per l’intera organizzazione. 

«E’ doveroso - afferma il sindaco Ascione - mantenere costantemente vivo il ricordo di coloro i quali hanno sacrificato la propria vita per difendere i valori dello Stato. Uomini e donne che, nonostante fossero consapevoli di essere bersagli della ferocia di Cosa Nostra, hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con grande coraggio ed abnegazione. Mi piace ricordare - conclude il primo cittadino - una delle frasi di Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”».

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