«Questo è un posto magico, spettacolare, bellissimo». Francesco Emilio Borrelli, parlamentare di AVS, in visita a Capo Oncino accompagnato da alcuni cittadini, è rimasto incantato davanti alla bellezza di uno degli angoli più suggestivi del litorale di Torre Annunziata.
Quello che forse Borrelli non sapeva è che questo piccolo angolo di paradiso ha i suoi “angeli custodi”: uomini e donne che lo frequentano da decenni e che, spontaneamente, se ne prendono cura quasi fosse il giardino della propria casa.
Capo Oncino, il “luogo del cuore” dei torresi
Capo Oncino è uno dei luoghi più caratteristici della costa oplontina. Qui si erge ancora nella sua bellezza ottocentesca Villa Filangieri, mentre il nome della località sarebbe legato alla particolare forma a uncino del promontorio, così indicato anche nelle antiche carte topografiche, e alla presenza dei cosiddetti “ncini”, i ricci di mare un tempo abbondanti in queste acque e oggi purtroppo difficilissimi da trovare.
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Durante l'estate, ma anche nelle altre stagioni dell'anno, gruppi di cittadini raggiungono gli scogli per prendere il sole e immergersi nelle acque di questo tratto di mare.
Ma dietro la semplice frequentazione balneare c'è molto di più.
Chi raccoglie la plastica, chi pulisce la strada: una comunità che protegge il mare
Quello che accade quotidianamente a Capo Oncino rappresenta un piccolo ma significativo esempio di ambientalismo spontaneo e collettivo.
C'è chi raggiunge la spiaggetta e raccoglie plastica e polistirolo, riempiendo sacchi che vengono poi portati sulla strada per consentirne la rimozione. Altri liberano gli scogli e il mare da qualsiasi oggetto inquinante trascinato dalle correnti.
E c'è persino chi arriva munito di scopa per ripulire la stradina di accesso.
Nessuno glielo impone. Non c'è un'associazione, un turno prestabilito o un obbligo. È semplicemente il senso di appartenenza verso un luogo che queste persone considerano parte della propria vita.
Una piccola comunità cresciuta sugli scogli di Capo Oncino
Tra i frequentatori abituali c'è anche una coppia di anziani che porta del pane raffermo e lo spezzetta per darlo ai pesci.
È uno spettacolo vedere i pesci affiorare dall'acqua e contendersi quei piccoli bocconi tra gli spruzzi, prima di scomparire nuovamente verso il fondale.
Sono scene semplici che raccontano il rapporto costruito negli anni tra Capo Oncino e chi lo frequenta. Molti di loro vengono qui da decenni e ormai si conoscono tutti.
È nata così una piccola comunità composta non soltanto da cittadini di Torre Annunziata, ma anche da persone provenienti dai comuni vicini, spesso torresi d'origine che continuano a tornare nel luogo dove hanno trascorso tante estati.
A unirli sono l'amicizia e soprattutto l'amore per Capo Oncino, che custodiscono e difendono come fosse un pezzo della loro casa.
Gli alberi caduti e il muro della “Colombaia”: ora bisogna intervenire
La recente mareggiata, accompagnata da raffiche di vento particolarmente violente, ha però lasciato i suoi segni. Due alberi sono stati sradicati nei pressi della cosiddetta “Colombaia”, dove è presente anche una porzione di muro crollata.
Fortunatamente il cedimento è avvenuto lontano dalla zona maggiormente frequentata dai bagnanti, ma rappresenta comunque un ulteriore richiamo alla necessità di prestare attenzione alla tutela e alla manutenzione dell'area.
Proteggere Capo Oncino non può essere soltanto compito dei cittadini che volontariamente se ne prendono cura. Questo gioiello della natura, patrimonio paesaggistico di Torre Annunziata, merita attenzione e interventi adeguati anche da parte delle istituzioni.
Perché Capo Oncino non è semplicemente una spiaggia o un tratto di costa. È ormai parte dell'immaginario collettivo dei torresi, un luogo legato ai ricordi, alle estati e alla storia di intere generazioni.
Un legame talmente forte da entrare anche nella letteratura: il nostro giornalista Salvatore Cardone ha scelto proprio Capo Oncino per il titolo di un suo romanzo.
E forse sono proprio quei cittadini armati di sacchi, scope e tanta buona volontà a ricordarci ogni giorno una cosa semplice: un luogo diventa davvero patrimonio di una comunità quando quella comunità comincia ad amarlo e a proteggerlo.
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