Un tesoro del 1725 ridotto a triste rudere pericoloso. L’antico edificio di via Nazionale, da tempo dimenticato, è ostaggio del degrado. Crolli continui e incuria minacciano i passanti e cancellano la preziosa memoria storica della comunità.
Crolli di calcinacci sventati in più occasioni dal tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco, un ingresso ormai perennemente sbarrato e un significativo patrimonio storico-artistico che si sgretola giorno dopo giorno sotto gli occhi indifferenti delle istituzioni. Lungo via Nazionale, la graziosa chiesetta rurale dalle linee sobrie, tipica delle cappelle nobiliari a navata unica e dedicata a Sant’Antonio Abate, versa in condizioni di vergognoso degrado, abbandono e incuria, trasformandosi da luogo di devozione a serio pericolo per la pubblica e privata incolumità.
Eppure, l’edificio risale al 1724/25, epoca d’oro per l’arte e l’architettura locale, stagione in cui nella scuola napoletana prevaleva la fase tardo-barocca e rococò. Un fervore caratterizzato dalla predominanza di straordinari artisti che intrattenevano un intenso rapporto con la ricca committenza torrese, tra cui Paolo De Matteis, Francesco De Mura, Nicola Fumo, Domenico Antonio Vaccaro, Ferdinando Sanfelice e Francesco Solimena. In questo contesto, la cappella di via Nazionale nacque proprio come declinazione rurale e misurata di quel medesimo linguaggio architettonico.
La gloriosa storia dimenticata
La deliziosa struttura venne eretta grazie alla fede e alla generosità di un ricco possidente terriero locale, tale don Giuseppo Cristino. Come documentato dallo storico sacerdote Vincenzo Di Donna nell’opera “L’Università della Torre del Greco nel secolo XVIII” (1912), il fondatore non si limitò a costruire la chiesa, ma formalizzò un legato di ben cento ducati annui destinati proprio alle opere di culto, al mantenimento dell’edificio e alla celebrazione di una messa quotidiana. Volontà lungimiranti, quelle del buon don Giuseppo, che oggi appaiono tristemente disattese.
Fino a pochi anni fa, la chiesa era un’agognata meta per centinaia di fedeli, torresi e non. Ogni 17 gennaio, in occasione della festività del Santo patrono degli animali, il sagrato si riempiva di cittadini accompagnati dai propri amici a quattro zampe per ricevere la tradizionale benedizione. Un rito comunitario oggi cancellato dalle porte sbarrate.
Struttura fatiscente e rischio per i passanti
Oggi l’edificio, che appartiene al vasto patrimonio artistico della Curia di Napoli – ma resta un bene dell’intera collettività –, mostra le devastanti ferite di una sofferenza inaccettabile. Le criticità principali colpiscono la sicurezza stradale e l’integrità strutturale:
Il frontone superiore e i capitelli: Divenuto ormai un ricovero incontrollato per i colombi, il frontone presenta un gravissimo depauperamento della muratura, minacciando la caduta di pietre e calcinacci direttamente sul marciapiede sottostante, costantemente ricolmo di guano. In un analogo e critico stato di degrado e decoesione superficiale versano i capitelli, caratterizzati da doppie volute laterali di derivazione ionica, un cherubino centrale e fogliame nella parte inferiore. Al riguardo, il progressivo sfoltimento e la perdita dei dettagli morfologici rischiano di compromettere definitivamente la lettura stilistica del manufatto.
La torre campanaria e le pareti laterali: La torre retrostante, con due campane sostenute da precari assi di legno, è segnata da molteplici fessurazioni strutturali. Le pareti laterali che si affacciano su un cortile privato e sull’adiacente arco – a sua volta attraversato da profonde crepe – che conduce a via Emilia, evidenziano una diffusa fatiscenza. Dalla parete esposta a sud, totalmente ammalorata, fuoriescono vistose e pesanti travi di ferro in avanzato stato di ruggine, aggravando il pericolo per l’incolumità dei pedoni e degli automobilisti.
L’opera d’arte da salvare: Perfino la bella immagine del Santo, realizzata nel 1991 dall’ottimo maestro Ciro Adrian Ciavolino e collocata nella suggestiva edicola votiva, palesa i gravi segni del tempo a causa delle intemperie e della mancanza di protezione. Sebbene in cattive condizioni, potrebbe ancora essere interamente recuperata.
L’appello alle Istituzioni
La nota più critica è l’assenza di tutele immediate. Nonostante i distacchi di materiale già avvenuti in passato, l’area non è mai stata interdetta al transito pedonale – peraltro caratterizzato dalla presenza dell’antistante stallo di sosta riservato ai diversamente abili – né la facciata, in particolare il frontone, è stata ingabbiata con ponteggi di protezione.
È quanto mai necessario un adeguato intervento da parte dell’amministrazione comunale, delle istituzioni ecclesiastiche e civili, segnatamente la Curia e la Soprintendenza alle Belle Arti. Un'emergenza da affrontare subito, non solo per la tutela e la sicurezza dei cittadini, ma anche per la conservazione e la fruizione dei beni culturali, condizioni imprescindibili per avviare per davvero processi di riqualificazione e di rinascita del territorio. E pensare che sovente si parla tanto di città turistica, di cultura e di organizzare eventi a iosa, mentre in concreto si lasciano svanire le autentiche testimonianze delle origini e della Cultura alta di Torre del Greco.


