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Frode sui crediti di imposta, maxi sequestro da 57 milioni di euro

Frode sui crediti di imposta, maxi sequestro da 57 milioni di euro

Indagini della GdF in tutta Italia, inchiesta della Procura di Vallo della Lucania

(1 minuto di lettura)
A cura della Redazione

Oltre 270 imprese coinvolte, 279 persone denunciate, 9 raggiunte da misure cautelari. Sono i numeri di una maxi inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania (Salerno) su una frode messa in atto in tutta Italia.

I finanzieri della Compagnia di Agropoli, ed oltre 100 reparti delle Fiamme Gialle, hanno dato esecuzione ai provvedimenti cautelari in più di 42 province italiane, sequestrando profitti illeciti per circa 57 milioni di euro.

Il meccanismo si basava sull'ottenimento dei crediti di imposta attraverso l'effettuazione, in realtà mai avvenuta stando alle indagini, di attività di formazione del personale dipendente delle aziende coinvolte nell'ambito del settore delle tecnologie, previste dal Piano Nazionale Industria 4.0.

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I militari hanno ricostruito il modus operandi dell'associazione a delinquere messa in piedi (uno dei reati contestati, oltre a quelli di emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione di crediti di imposta e autoriciclaggio): dapprima, una fitta rete di procacciatori individuava le imprese clienti a cui proponeva di beneficiare dei crediti. La società al vertice del sistema, con sede a Cicerale (Salerno), predisponeva e forniva alle aziende la documentazione relativa alle ore di formazione (registri didattici delle presenze, relazione del docente del corso di formazione, ecc.) che i dipendenti avrebbero svolto ma che, invece, non è mai avvenuta. Con l'ausilio di alcuni delegati sinacali, poi, venivano redatti dei falsi contratti collettivi aziendali, utilizzando anche marche da bollo contraffatte, in modo da attestare artificiosamente i costi sostenuti dalle imprese e retrodatare le stipule degli stessi accordi.

Infine, alcuni professionisti compiacenti rilasciavano alle imprese beneficiarie l'asseverazione del credito d'imposta, che veniva immediatmante compensato, restuituendo una percentuale dell'importo a titolo di provvigione.

In questo modo sono stati generati illeciti profitti per circa 57 milioni di euro.

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