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Frodi informatiche, arrestato oplontino: sarebbe a capo di un sodalizio cybercriminale

Frodi informatiche, arrestato oplontino: sarebbe a capo di un sodalizio cybercriminale

L'uomo, residente nelle Marche, avrebbe già "spillato" 280mila euro alle vittime

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Truffe informatiche, arrestato un uomo di Torre Annunziata. L'inchiesta è partita dalla Procura di Ancona, nelle Marche, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Roma, che coinvolge anche altre quattro persone, ritenute facenti parti di un sodalizio cybercriminale messo in piedi dal cittadino oplontino. Perquiszioni, domiciliari e informatiche, sono state eseguite anche tra le province di Fermo e di Torre Annunziata.

L'indagato, originario della città in provincia di Napoli ma residente nelle Marche, è accusato di aver perpetrato le frodi attraverso la tecnica dello smishing, ossia attraverso l'invio di messaggi fraudolenti sui devices delle vittime con lo scopo di "carpire" da questi dati finanziari ai fini dei furti di identità, e così "svuotare" i conti correnti degli intestatari. 

Le investigazioni sono state avviate a seguito della denuncia presentata da un cittadino romano, a cui sarebbero stati asportati circa 27.000 euro dal conto corrente. Le successive indagini, esperite dai Carabinieri della Sezione Cyber Investigation del Nucleo Investigativo di Roma e coordinate dalla Procura della Repubblica di Ancona, attraverso sofisticate tecniche di digital forensics, hanno consentito di ricostruire la tecnica criminale utilizzata del sodalizio ed individuarne i componenti.

Il gruppo operava inviando tramite SMS comunicazioni alle loro vittime, spesso scelte in maniera casuale, facendo credere che arrivassero dai rispettivi istituti di credito, e con le quali venivano invitate ad accedere al proprio conto on line, ovvero contattandole telefonicamente fingendosi operatori bancari. Una volta carpite le credenziali di accesso, veniva prelevato dai conti il denaro poi riversato su conti correnti intestati a persone compiacenti, a cui veniva lasciata una percentuale (solitamente circa il 15%) del maltolto, come rimborso per il “disturbo”.

Le indagini hanno consentito di accertare, finora, almeno 19 reati - commessi in tutta Italia - per un totale stimato in almeno 280.000 euro.

Durante le perquisizioni, eseguite nelle Marche e in provincia di Napoli, sono stati rinvenuti 16mila euro in contanti e dispositivi elettronici ed informatici su cui i "Carabinieri del web" effettueranno ulteriori accertamenti.

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