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Monti Lattari - Operazione "Continuum Bellum": oltre 1.700 piante di cannabis dustrutte

Monti Lattari - Operazione "Continuum Bellum": oltre 1.700 piante di cannabis dustrutte

Nei blitz sono stati sequestrati 47 chili di marijuana già confezionata

Aggiornato il (2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Sui monti Lattari la luce filtra tra i carrubi e i castagni e tra le foglie seghettate della cannabis. Il profumo è pungente. I carabinieri avanzano in fila, tra rovi e pietre umide, guidati dal battito ritmato delle pale dell’elicottero che sorvola le creste.

È l’operazione “Continuum Bellum”, l’imponente campagna di contrasto alla coltivazione di droga quest’anno giunta alla terza edizione. Mesi di perlustrazioni tra valli, dirupi e canyon verdi che si dipanano tra Gragnano, Lettere e Casola di Napoli.

Proprio come in sud-America, anche qui il microclima gioca un ruolo chiave: esposizione al sole, abbondanza d’acqua e terreni vulcanici ricchi di minerali rendono le colline alle spalle di Castellammare un terreno fertilissimo per la cannabis indica. Un paradiso naturale che, nelle mani sbagliate, si trasforma in una gigantesca serra clandestina.

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Il bilancio dell'operazione

Il bilancio dell’operazione, condotta dai carabinieri della Compagnia di Castellammare di stabia con il supporto degli squadroni eliportati “Calabria” e “Sicilia” e del 7° nucleo elicotteri di Pontecagnano, è impressionante: oltre 1.600 piante scovate, campionate e distrutte.

Una biomassa di una tonnellata e mezza circa che, se trasformata in prodotto finito, avrebbe fruttato ai narcos dell’area più di mezzo milione di euro. La stima è presto fatta. Dopo l’essiccazione, si sarebbero potuti ricavare 50 o 60 grammi di marijuana pura, per un potenziale di circa 95 chili di stupefacente pronti per il mercato.

“Continuum Bellum 3” non si ferma alle piantagioni

Nei blitz sono stati sequestrati 47 chili di marijuana già confezionata, armi, munizioni, polvere da sparo e materiale per il confezionamento. 6 le persone arrestate, 2 quelle denunciate: coltivatori, custodi, piccoli imprenditori del crimine, ciascuno legato a un pezzo della filiera.

Dietro ogni pianta c’è un percorso. Semi importati, irrigazioni improvvisate, guardiani notturni, fili di nylon tesi tra i rami per sostenere i fusti più giovani. Una produzione che si spinge sempre più in alto, dove l’occhio di droni, elicotteri e pattuglie fatica ad arrivare.

Le montagne che un tempo hanno custodito i sentieri dei pastori e le terrazze dei limoni oggi raccontano anche un’altra storia: quella di un’economia criminale che si adatta, cambia pelle, trovando sempre la strenua resistenza dei Carabinieri.

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