A cura della Redazione

“Carabinieri Castellammare, prego”. Dall’altra parte del telefono una voce giovane, spezzata dalla paura e dalla sofferenza. “Buona sera, sono minorenne, non è un reato ma una cosa psicologica”. Inizia così una vicenda delicata e intensa avvenuta a Castellammare di Stabia, dove un ragazzo di appena 14 anni ha trovato il coraggio di chiedere aiuto ai carabinieri.

Sono le 20:20 quando nella centrale operativa della compagnia stabiese arriva la telefonata. A rispondere è un vice brigadiere che comprende immediatamente la gravità della situazione. Il giovane racconta il proprio disagio: la scuola, le amicizie difficili, il rapporto complicato con i genitori e quel senso di smarrimento che spesso accompagna l’adolescenza.

Il ragazzo si trova sul lungomare, seduto sugli scogli. Accanto al tormento psicologico c’è anche un pericolo concreto: potrebbe scivolare. Il militare decide allora di restare al telefono con lui, ascoltandolo senza interromperlo, senza giudicare, cercando soltanto di creare un contatto umano capace di tenerlo aggrappato alla realtà.

Il vice brigadiere, padre di due figli, si immedesima completamente nel dolore del 14enne. Mentre la pattuglia della sezione radiomobile corre verso il lungomare, il carabiniere continua a parlare con il ragazzo, affrontando con delicatezza ogni sua paura. Nessun tentativo di minimizzare o cambiare discorso, ma un ascolto costante e sincero.

Passano sette minuti e trentatré secondi che sembrano interminabili. Alla richiesta di aiuto si alternano momenti di vergogna e timore. Il militare riesce però a rassicurarlo, convincendolo ad allontanarsi dagli scogli e a raggiungere la cassa armonica della villa comunale, dove nel frattempo stanno arrivando i carabinieri.

Durante il dialogo il vice brigadiere racconta anche di essere padre, spiegando al giovane quanto siano importanti i genitori e quanto possano aiutarlo ad affrontare quel momento difficile. Parole semplici, ma decisive.

Quando il ragazzo raggiunge la pattuglia, ringrazia i carabinieri per il supporto ricevuto. Solo allora il militare della centrale operativa, rassicurato dai colleghi intervenuti sul posto, conclude la telefonata.

Il 14enne è stato infine affidato ai propri genitori. Una storia che racconta non solo un intervento tempestivo, ma anche il valore dell’ascolto e dell’empatia in momenti di estrema fragilità.

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