A cura di Massimo Corcione*

Meglio restarsene a casa, nervosamente tormentando davanti alla tivù i braccioli della poltrona, oppure essere stasera a Torino, magari mimetizzati dietro una faccia anonima da osservatore, pronto a svelarsi al primo VAR non chiamato? Spazio non ce n’è più per modificare scelte per la prossima Juve-Napoli, partita che mai è valsa tanto, senza bisogno di riattivare le sagome un po’ scolorite di Zoff e Altafini.

Non è mai accaduto che si giocassero la stagione in 90 minuti, né che la vigilia fosse stata attraversata da storie come quelle che tutti avranno letto: rievocazioni di antiche rivalità che il tempo ha trasformato in racconto epico. Cibo quotidiano in settimane monopolizzate dall’evento atteso un anno. Intanto i buoni propositi saranno stati cambiati mille volte, a ogni refolo di vento.

Signori, ora basta, questa è la sera dei sogni: o la va, o la spacca, come in un incontro dei wrestling senza trucchi. Una sfida diretta che valesse per il titolo è sempre stata considerata specialità per gli altri campionati, non per il torneo italiano, dove da sei anni sta monotonamente vincendo la stessa squadra. E invece no, Juventus e Napoli hanno meritato questo record di durata, e oggi te le immagini fermi in surplace, pronti a lanciare l’ultimissima volata. Allegri e Sarri come Coppi e Bartali. Eravamo bravi una volta, forse i più bravi. Stiano tornando a esserlo. Alla nostra maniera di italiani, un po’ furbetti e molto scaltri, capaci di portarsi dietro i dubbi di una stagione. Meglio Mertens o Milik? Zielinski o Hamsik sono le alternative di un dubbio o l’antitesi tattica? Ci si può presentare in campo senza Dybala, fondando tutte le speranze su Higuain?

Sono queste le chiacchiere da bar sport a poche ore dal via, inizio di un tormento che per i tifosi juventini o napoletani rischia di protrarsi fino all’ultima giornata. L’incertezza tiene su la bandiera dell’entusiasmo: da anni non si vedevano circolare facce così vispe, il contributo offerto mercoledì sera nella sfida a distanza tra il San Paolo e lo stadio di Crotone è stato straordinariamente efficace. Moltissimi di quei visi contenti si sono rivisti sabato, concentrati nella scorta fatta a Napoli del pullman che portava a Capodichino i giocatori azzurri. Sono contagiosi nella loro partecipazione gioiosa all’evento, ma non sono sufficienti ad azzerare le differenze, né ad annullare quei quattro punti che ancora costituiscono la clausola di conservazione del progetto juventino.

Progetto contro sogno, la distanza è tutta terminologica. Ma non può essere definitiva.

*già direttore di Sky Sport

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