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Meglio dormirci sopra, ecco perché il sonno rafforza la memoria

Meglio dormirci sopra, ecco perché il sonno rafforza la memoria
(2 minuti di lettura)
A cura di AdnKronos

Un compito difficile si profila all'orizzonte? Dormirci sopra può essere la soluzione. A volte capita di trovarsi davanti a un 'muro' mentale e, riprendendo dopo il sonno la sfida con cui si era alle prese, i risultati che si ottengono sono migliori. Perché succede lo spiega un team di ricercatori in uno studio pubblicato su 'JNeurosci', rivista della Society for Neuroscience.  

L'attività ritmica del cervello durante il sonno trasforma le informazioni correlate al compito in una memoria più forte e a lungo termine. La ricerca condotta da Dara Manoach, della Harvard Medical School, fa luce sulle aree cerebrali in cui questa attività ritmica sembra migliorare l'apprendimento motorio.  

Nello studio, 25 partecipanti hanno imparato una sequenza di digitazione mentre i ricercatori registravano la loro attività cerebrale. Dopo l'allenamento, le registrazioni cerebrali sono continuate anche durante il pisolino dei partecipanti. In questa fase di sonno, le aree corticali che erano attive durante l'allenamento presentavano un'attività ritmica più intensa. E l'aumento dei ritmi cerebrali in queste aree, spiegano gli autori del lavoro, era correlato al miglioramento del compito svolto dai partecipanti dopo il pisolino.  

In particolare, le prestazioni prima e dopo il sonno presentavano correlati neurali diversi; l'apprendimento durante l'allenamento era associato a un aumento dei ritmi cerebrali nelle aree di esecuzione del movimento durante il sonno, mentre le prestazioni dopo aver dormito erano collegate a un aumento dei ritmi cerebrali nelle aree di pianificazione del movimento durante il sonno. 

"I ritmi cerebrali - conclude Manoach - si verificano in tutto il cervello durante il sonno. Ma i ritmi in queste regioni aumentano dopo l'apprendimento, presumibilmente per stabilizzare e migliorare la memoria". Sulla base del loro lavoro, i ricercatori ipotizzano che i ritmi cerebrali nelle aree di esecuzione motoria possano rappresentare la memoria di un compito, mentre i ritmi nelle aree di pianificazione motoria migliorano le prestazioni future.  

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