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Armani, Benedusi: "Era come fotografare Dio, con lui finisce un mondo"

Armani, Benedusi: "Era come fotografare Dio, con lui finisce un mondo"
(2 minuti di lettura)
A cura di AdnKronos

Davanti al suo obiettivo sono passati tutti: attori, modelle, e anche gente comune. Ma Giorgio Armani, per Settimio Benedusi, ha incarnato quell'equilibrio perfetto tra eleganza e sobrietà milanese. Una caratteristica che solo lui aveva. "Era il 1994 - racconta all’AdnKronos il fotografo - Collaboravo con il German Vogue. Un giorno squilla il telefono: mi chiedono di fotografare Giorgio Armani. All’epoca era come se mi avessero detto di fotografare Dio in persona”. Con le sue Pentax 6x7 caricate con pellicola Tri-X, senza flash “oggi mi direbbero che sono pazzo, avevo l'incoscienza e l'arroganza del trentenne” – si presentò nella casa dello stilista. 

“Entrare in quel luogo era come entrare in un convento laico: tutto grigio, luci basse, silenzio. Un posto molto Armani” racconta Benedusi. Il servizio prevedeva un ritratto con il gatto di Re Giorgio ma non fu semplice: “Il gatto non voleva stare in braccio a lui e lui non voleva tenerlo. I peli bianchi sulla maglia nera erano un problema. Non c’era Photoshop. Non esisteva il 'poi sistemiamo in post'”. Nonostante le difficoltà, il servizio riuscì e fu pubblicato sulle pagine di Vogue. “Armani aveva un carisma enorme. Era gentile ma incuteva rispetto solo per quello che rappresentava. Qualsiasi cosa passasse dalle sue mani diventava Armani: una camicia bianca, una foto, un’immagine”. 

Benedusi ricorda anche un’altra occasione, quando fu a casa sua a Piacenza per un publi-redazionale: “Coordinò tutto di persona e poi se ne andò. Aveva sempre il controllo su ogni dettaglio”. Il fotografo sottolinea come lo stile di Armani fosse anche un riflesso di Milano: “Essere Armani - spiega - significava essere anche molto milanese, understatement e misura. Versace era il suo opposto: corpi, sensualità, eccesso. In Armani le modelle erano sempre mascoline, con i capelli corti, l’erotismo non esisteva”. Per Benedusi, la scomparsa dello stilista segna la chiusura di un capitolo: “Oggi - osserva - se ne va l’ultimo dei grandi. Con lui finisce un mondo che aveva un’identità precisa e riconoscibile”. (di Federica Mochi) 

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