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Marte, c'è ghiaccio sulla superficie del Pianeta rosso

Marte, c'è ghiaccio sulla superficie del Pianeta rosso
(2 minuti di lettura)
A cura di AdnKronos

C'è ghiaccio sulla superficie di Marte a medie latitudini. Lo rileva uno studio, appena pubblicato sulla rivista Remote Sensing, condotto da un team guidato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in collaborazione con il DiceM-Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Università d’Annunzio, Inaf e The University of Mississippi. Le osservazioni si concentrano nell’area di Ismenius Lacus, dove sono stati individuati caratteri morfologici compatibili con lingue glaciali superficiali analoghe a quelle dei ghiacciai terrestri. A differenza dei ghiacciai sulla Terra, il ghiaccio marziano non deriva da precipitazioni nevose ma sembra provenire dalla parziale fusione del permafrost presente nel sottosuolo. 

“L’uso combinato di immagini ad altissima risoluzione e di uno stereoscopio digitale ci ha permesso di osservare direttamente in 3D caratteristiche compatibili con fenomeni di scivolamento di ghiaccio superficiale che fino a oggi erano solo ipotizzati”, spiega Marco Moro, ricercatore Ingv. L’approccio geomorfologico ha evidenziato strutture riconducibili ad un flusso plastico del ghiaccio, tra cui corpi geometrici dalle forme spigolose, strutture a spina di pesce, fratture caratteristiche e canali con 'falsi meandri', coerenti con lo scivolamento recente di ghiaccio superficiale e non con processi fluviali fossilizzati come si riteneva fino ad oggi. I dati climatici satellitari confermano la stabilità della fase solida dell’acqua nell’area per l’intero anno e una parziale fusione estiva, a sostegno delle osservazioni dirette. 

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“Questi risultati ci permettono di comprendere meglio la distribuzione e le dinamiche del ghiaccio su Marte, fornendo nuovi strumenti per le future missioni scientifiche e il monitoraggio planetario”, aggiunge Adriano Nardi, ricercatore Ingv. Lo studio evidenzia come l’Ingv contribuisca con competenze avanzate alla ricerca planetaria, integrando osservazioni da orbiter e rover con analisi geomorfologiche e modelli tridimensionali, aprendo nuove prospettive sulla presenza e il comportamento dell’acqua nello spazio. 

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