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Torre del Greco, la musa di Carlo Parlati: Luisa, il volto dietro il corallo, la pittura e l'oro

Torre del Greco, la musa di Carlo Parlati: Luisa, il volto dietro il corallo, la pittura e l'oro

La storia della donna che ha accompagnato per tutta la vita il grande artista, diventando fonte d’ispirazione, compagna e custode del suo universo creativo

(4 minuti di lettura)

Esistono dinamiche, nella storia dell’arte mondiale, in cui la bellezza non nasce soltanto dalle mani di chi stringe lo scalpello, un bulino o un pennello, ma dallo sguardo di chi ne ispira il movimento.

Pensiamo a Saskia van Uylenburgh per Rembrandt, Gala per Salvador Dalí, a Dora Maar per Pablo Picasso o Jeanne Hébuterne per Amedeo Modigliani. Nella gloriosa e tormentata parabola della produzione artistica contemporanea, esiste un legame altrettanto potente, profondo e purissimo, rimasto per troppo tempo racchiuso tra la brezza del golfo di Napoli e l’oro rosso di Torre del Greco: quello tra il maestro Carlo Parlati e sua amatissima moglie Luisa.

Un amore lungo una vita

Un amore vissuto una vita intera; lei era infatti poco più che un’adolescente quando si mettono insieme, dando inizio a un cammino indissolubile. Parlati è stato, a tutti gli effetti, un gigante di caratura planetaria. Ha scardinato, anzi ha annullato la tradizione millenaria del cammeo, del mero decorativismo tradizionale, imponendo una visione d’avanguardia, tormentata e fluida, capace di dialogare con i grandi maestri del Novecento internazionale.

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Ma in questo viaggio titanico verso la consacrazione eterna, la figura di Luisa è stata la chiave di volta, la perfetta musa ispiratrice – come ho avuto modo di dire in altre occasioni – in grado di tradurre il caos creativo in meravigliosa armonia visiva.

La musa e co-creatrice

Luisa non è stata semplicemente la custode del focolare di un genio. È stata la donna ideale, l’archetipo femminile che ha popolato le visioni del maestro, rivestendo a sua volta il ruolo di co-protagonista e cocreatrice. Chi osserva le opere di Parlati – oggi contese dai collezionisti di New York, Houston, Montecarlo, Parigi, Londra fino a Tokyo, Osaka e custodite in templi della cultura di diversi musei – ritrova costantemente quel profilo. Le linee esili eppure possenti, i volti mitologici, allo stesso tempo tenebrosi o colmi di grazia eccelsa, emergono dal corallo grezzo o dalle conchiglie, vibrando di una sensualità infinita che ha un nome e un cognome precisi.

Il silenzio della creazione

Luisa ha saputo realizzare la condizione più difficile per la compagna di un artista: comprendere il silenzio della creazione. Ha accompagnato con immenso amore, assecondato le febbri terribili e creative di Carlo, ha respirato la polvere del laboratorio, diventando la prima severa critica, la prima attenta spettatrice e l’approdo sicuro di un uomo perennemente in lotta per strappare la forma alla materia.

Carlo Parlati, senza ombra di dubbio, è stato e resta il più grande artista che ha avuto Torre del Greco. La sua opera appartiene all’Arte con la “A” maiuscola, pari per potenza espressiva e innovazione alle avanguardie europee. E se Carlo ha potuto osare, spingendosi oltre i limiti fisici della materia flessuosa e fragile del corallo (e non solo), è perché alle sue spalle vi era una complicità emotiva silenziosa, forte, totale, onnipresente. Molte delle opere più segrete del maestro sono state, nell’intimo o esplicitamente, dedicate alla sua compagna dai capelli d’oro, plasmate pensando a lei come ideale estetico.

Delicatezza e forza, l’universo di Parlati

Luisa ha saputo incarnare la dualità dell’universo creativo di Parlati: la delicatezza estrema del dettaglio e la forza ancestrale del mito. Torre del Greco e l’Italia intera sono in debito con questo straordinario artista, un debito di memoria, di valorizzazione e di imperituro riconoscimento per aver saputo traghettare una sapienza antica nell’olimpo eterno della cultura globale.

Scrivere oggi di Luisa significa restituire la giusta luce a quella metà dell’opera d’arte che spesso rimane nell’ombra dell’atelier. Perché se il nome di Carlo Parlati brilla oggi nel panteon dei grandi del Novecento, è anche perché una donna, con la sua umile e luminosa presenza, ha saputo trasformare la vita quotidiana nel più sublime dei capolavori.

L’eredità artistica e familiare

Attualmente Luisa vive circondata dai segni e dai colori, dalle forme e dalle linee del suo adorato Carlo, dolcemente accudita dai figli Patrizia e Antonino, che custodiscono con amore immutato un’eredità che non è solo artistica, ma intimamente familiare e spirituale.

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