C'è un luogo alle pendici del Vesuvio in cui la memoria di Giacomo Leopardi sembra non essersi mai interrotta. È a Villa delle Ginestre di Torre del Greco, la dimora che accolse gli ultimi anni napoletani, dove la natura sembra fondersi con la memoria, che si è rinnovato l'appuntamento con il Premio "La Ginestra", giunto alla sua diciannovesima edizione. Un riconoscimento ormai consolidato nel panorama culturale italiano, nato dalla collaborazione tra il Rotary Club Torre del Greco, i Comuni Vesuviani, la Fondazione Ente Ville Vesuviane e l'Università degli Studi di Napoli Federico II.
Il Premio al Centro Nazionale di Studi Leopardiani
Quest'anno il Premio è stato assegnato all'unanimità al Presidente del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, nella persona di Fabio Corvatta, un‘istituzione che da quasi novant'anni rappresenta uno dei principali punti di riferimento internazionali per lo studio, la conservazione e la divulgazione dell'opera di Leopardi. Quella vissuta a Villa delle Ginestre non è stata soltanto una cerimonia di premiazione. Per una sera, la villa è diventata un autentico teatro della memoria, uno spazio in cui letteratura, musica, voce e paesaggio hanno trovato una straordinaria armonia.
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Il Vesuvio e il mare, palcoscenico naturale
Il tramonto ha fatto da quinta naturale alla serata. Alle spalle della villa, il Vesuvio si stagliava imponente nel cielo che lentamente cambiava colore; davanti, il mare si distendeva in lontananza, accogliendo gli ultimi riflessi della luce. Le pendici del vulcano, immerse nella quiete della sera, sembravano custodire il silenzio necessario perché le parole del poeta potessero tornare a risuonare nel luogo che le aveva conosciute. E proprio in quell'ora sospesa, quando il giorno comincia lentamente a cedere alla notte, la poesia di Leopardi è sembrata riappropriarsi della sua casa vesuviana.
Le parole di Leopardi incontrano la musica di Rossini
A condurre l'evento è stata la giornalista e critica letteraria Donatella Trotta. Le parole di Leopardi sono state affidate alle letture di Fabio Cocifoglia, mentre la musica ha accompagnato e sottolineato la dimensione poetica della serata. Le composizioni di Gioachino Rossini sono state eseguite da un quartetto d'archi e contrabbasso composto da Riccardo Zamuner, Alberto Marano, Raffaele Rigliari e Gianluigi Pennino. Le note degli strumenti si sono così intrecciate alle parole del poeta, in un dialogo delicato e suggestivo.
Da Recanati a Torre del Greco, il filo che unisce i luoghi di Leopardi
La musica si è levata nell'aria della sera, mentre il Vesuvio e il mare facevano da immenso palcoscenico naturale. Per qualche istante è sembrato che il tempo si fosse fermato e che quella stessa luce, quello stesso orizzonte, potessero ricondurre gli ospiti alla Napoli di Leopardi, alla sua ultima stagione di vita, alle giornate trascorse nella villa insieme all'amico Antonio Ranieri. Il Premio al Centro Nazionale di Studi Leopardiani ha assunto, proprio per questo, un significato particolarmente intenso e simbolico: da Recanati a Torre del Greco, dai luoghi dell'infanzia e della formazione a quelli dell'ultima stagione della vita, un filo ideale è tornato a unire due città che più di altre custodiscono la presenza di Leopardi.
Quando passato e presente tornano a dialogare
Il segreto di una serata come quella del Premio "La Ginestra": la capacità di far dialogare il passato con il presente, la poesia con la musica, la parola con il silenzio, l'uomo con una natura che, da quelle pendici, continua a mostrarsi nella sua straordinaria bellezza.
Quando la sera è ormai calata, il Vesuvio è rimasto lì, scuro contro il cielo, mentre le ultime luci si riflettevano sul mare. Era la voce di Leopardi che, ancora una volta, sembrava tornare a casa. E per una sera, alle pendici del Vesuvio, il Vesuvio è tornato ad ascoltare Leopardi.


