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Donna trovata in casa con circa 2 kg di droga, arrestata

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
Poco meno di due chilogrammi di droga nascosti nel ripostiglio di casa. Una incensurata di 24 anni, Maria Paiusti, madre di una bambina di tre anni, è finita in manette per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di munizioni. Il blitz alle prime luci dell’alba di ieri in via Mazzini 89. In azione gli agenti di Torre Annunziata, guidati dal primo dirigente Attilio Nappi e dall’ispettore capo Giuseppe Bove. La donna, coniugata con il pregiudicato Giuseppe D’Ambrosio, attualmente ai domiciliari in un altro alloggio (ed estraneo all’inchiesta che ha portato dietro le sbarre la coniuge) si è trovata di fronte agli uomini in divisa, che hanno rovistato l’intero appartamento alla ricerca della polvere bianca. L’irruzione è stata predisposta dopo un prolungato servizio di appostamento che ha consentito agli inquirenti di avere un quadro preciso della situazione e, poi, di agire a colpo sicuro. I riscontri ottenuti sul campo hanno confermato i sospetti del personale della sezione giudiziaria. Nel corso della perquisizione è stato scoperto l’ingente quantitativo in un ripostiglio. La droga era sistemata in alcuni borsoni. Gli investigatori hanno sottoposto a sequestro 1231 dosi di cocaina e crack per complessivi 340 grammi, 694 dosi di cocaina pari a 196 grammi, 1115 dosi di canapa indiana per un totale di 1315 grammi. Trovati anche 4 proiettili calibro 357 magnum e 1 proiettile 7,65. Le munizioni sono state consegnate al personale della scientifica. Occultati in un marsupio c’erano anche due bilancini elettronici di precisione di marca «Tanita» e tutto il necessario per il confezionamento. La giovane è stata condotta in commissariato per l’espletamento delle formalità di rito e successivamente trasferita al carcere di Pozzuoli, dove resterà in attesa di comparire davanti al magistrato per essere sottoposta all’interrogatorio di garanzia. Per l’ennesima volta, dunque, a finire nella rete delle forze dell’ordine, impegnate quotidianamente nell’azione di contrasto delle cosche criminali, è un insospettabile. I clan, da tempo nel mirino di polizia, carabinieri e guardia di finanza, affidano la droga a persone estranee all’organizzazione, fuori dal meccanismo dei controlli che proseguono senza soluzione di continuità. Di qui la scelta della Paiusti, una madre di famiglia, dedita a crescere la propria figlioletta e, apparentemente, priva di coinvolgimenti con esponenti delle famiglie che tengono in scacco la periferia sud della cittadina vesuviana. In questo modo i vertici del sistema ritengono di aver messo al sicuro una risorsa che, da sola, rappresenta la colonna portante dell’economia malavitosa. Come ha dimostrato la recente inchiesta sulla piazza di spaccio istituita lungo il tratto finale del corso Vittorio Emanuele, coordinata dal primo dirigente Attilio Nappi e dal vice Donato Pepe, i pusher riescono ad assicurare profitti elevatissimi ai clan, specie nei fine settimana, quando la zona murattiana e quella a ridosso degli scavi di Oplonti viene letteralmente presa di mira dagli under 30 alla ricerca dello sballo facile. Carmine Alboretti
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