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Torre Annunziata - Processo per i quattro pusher del clan Chierchia-Fransuà

Torre Annunziata - Processo per i quattro pusher del clan Chierchia-Fransuà

Attività di spaccio nel rione Provolera. Uno di loro riconosciuto perché indossava la tuta della Juve

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Via Parini, vico Luna e via Asilo Infantile erano state trasformate in due piazze di spaccio all’interno del rione Provolera: quattro spacciatori condannati in abbreviato.

Ieri mattina, dinanzi al giudice per l'udienza preliminare, Maria Concetta Criscuolo, del Tribunale di Torre Annunziata, si è celebrato il processo per quattro dei sei pusher arrestati lo scorso ottobre per spaccio di cocaina e marijuana, a chiusura di indagini condotte dai carabinieri della Compagnia oplontina agli ordini del maggiore Luigi Coppola e del tenente Luigi Cipriano.

In sei sono finiti in carcere, ma a processo per ora sono andati in quattro. Pellegrino Colasante, 27 anni, è stato condannato a 2 anni e mezzo di reclusione; Aniello Gallo, 33, e Daniele Vista, 24, a cinque anni e mezzo di carcere, tutti e tre difesi dall'avvocato Mauro Porcelli; per Cristian De Angelis, 21 anni, assistito dall'avvocato Ciro Ottobre, la pena (sospesa) è di un anno mezzo.

Tutti erano accusati a vario titolo di traffico e di spaccio di stupefacenti di vari tipi (marijuana, cocaina e crack), nell'ambito delle attività investigative che erano state avviate nel febbraio 2016, quando era stata scoperta la presenza di una piazza di spaccio nel rione Provolera in pieno centro storico della città oplontina. Tutto nell'orbita del clan Chierchia-Fransuà, alleati dei Gionta.

Decine gli episodi di spaccio riscontrati e, in alcuni casi, anche il “lancio” della dose dalla finestra, poi recuperata dai clienti. In altri casi, dopo un breve colloquio con il “cliente”, il pusher si allontanava per prelevare da un posto sicuro lo stupefacente chiesto mentre gli acquirenti restavano in attesa sul luogo dell’incontro, oppure facevano un giro del rione per non destare troppi sospetti. Altre volte, invece, gli assuntori si fermavano nei pressi di case degli spacciatori e dopo aver chiesto stupefacenti lasciavano il denaro in un posto prestabilito.

Uno dei pusher, infine, fu identificato perché indossava la tuta della Juventus.

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