Un laboratorio per la lavorazione del marmo è stato sequestrato a Santa Maria la Carità nell’ambito delle indagini sui fenomeni di inquinamento legati al Fiume Sarno. Il provvedimento è stato eseguito l’11 marzo dalla squadra USES (Unità speciale emergenza Sarno) della Polizia Metropolitana di Napoli su disposizione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata.
Nel mirino degli investigatori è finita un’impresa individuale riconducibile a Luigi Montuori, con sede a Santa Maria la Carità, attiva nella lavorazione del marmo. Secondo quanto accertato durante i controlli, l’azienda effettuava lavorazioni a secco del materiale disperdendo nell’atmosfera polveri derivanti dal marmo senza la necessaria autorizzazione alle emissioni.
La violazione contestata riguarda gli artico che disciplinano le emissioni in atmosfera e le autorizzazioni necessarie per le attività produttive.
Per evitare la prosecuzione dell’illecito e l’eventuale aggravamento delle conseguenze ambientali, gli agenti hanno proceduto al sequestro dell’intero opificio, un capannone di circa 240 metri quadrati, insieme alle attrezzature utilizzate per la lavorazione del marmo.
L’operazione rientra nelle attività investigative coordinate dalla Procura oplontina e dal comando della Polizia Metropolitana di Napoli per individuare e rimuovere le cause di inquinamento del bacino del Sarno. Le indagini fanno parte del protocollo d’intesa siglato il 17 dicembre 2025 tra le Procure di Procura della Repubblica di Avellino, Procura della Repubblica di Nocera Inferiore e Procura della Repubblica di Torre Annunziata, insieme alle Procure generali delle Corti d’Appello di Napoli e Salerno, all’ARPAC e agli organi di polizia giudiziaria competenti in materia ambientale.
L’obiettivo del protocollo è rafforzare i controlli e le attività investigative per contrastare in maniera più efficace gli sversamenti e le emissioni illegali che contribuiscono all’inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti.
