A cura di Biagio Soffitto

È il cuore della gente, di certa gente, che ancora induce a credere e a sperare che non tutto sia perduto, che uno spiraglio di luce possa pur sempre accendersi per questa città, per questa nostra Itaca, da troppo tempo immobile nell’illusoria attesa del suo Ulisse, di un qualcuno che venga a salvarla e scacci “l’ospite inquietante” di quella rassegnazione che costringe a pensare al futuro come ad un tempo totalmente privo di promesse. È il cuore della gente, di certa gente, che ho sentito battere forte in questi giorni. Piccoli segnali, incontri fortuiti con quei pochi concittadini per i quali è inutile stare fermi nell’attesa che qualcosa accada. Probabilmente in qualcuno il muscolo cardiaco ancora pulsa e dà speranza.

È un battito intenso e canoro che giunge distintamente alle orecchie, lo si può sentire forte e chiaro passando ad esempio per il Corso Umberto, grosso modo all’altezza del civico 75. Qui, sullo scalcinato muro che separa un’Agenzia di consulenza automobilistica da uno di quegli antichi, eleganti portoni che ancora si spalancano sul Corso, sono affisse rilucenti scaglie di speranza. Tra croste di intonaco, decrepite veneziane verdi perennemente chiuse e tre grate di ferro, colore grigio tristezza, uno di questi cuori ha avuto infatti l’ardire, la folle idea di posizionare le sue edicole votive. Una coppia di teche in vetro collocate sull’estremità sinistra del muro e, due veneziane verdi più in là, un foglio di compensato ed un cartoncino bristol rosso scarlatto.

Altari laici della memoria, pagine aperte su microstorie del quotidiano a squadernare una folla di volti, un susseguirsi incessante e amorevolmente disordinato di immagini, luoghi, personaggi. Un piccolo varco su di un passato indistinto, quasi un tempo senza tempo, che prima si stempera e si fa lontano nelle tonalità color seppia di certe cartoline d’epoca e poi riappare nei colori seppure sbiaditi, di memorie più recenti, con nomi, atmosfere e voci che riemergono dal magma dei ricordi. Ecco allora coabitare negli stessi spazi un Infantry Tank Mk IV "Churchill", arrancante stracarico di soldati, tra Corso Umberto e via Vesuvio e Alfredo, l’arcinoto venditore di ricotta.  Poco più in là i calciatori del Savoia dello spareggio contro il Genoa e la cartolina di piazza Nicotera dominata dal profilo del Cinema Moderno, a testimoniare di un’eleganza cancellata dall’attuale fatiscente degrado. E ancora, in rapida sequenza, friggitorie volanti, ostricai, cantanti di piazza, la processione del 22 ottobre, la splendida foto in bianco e nero di un bambino che corre grondante d’acqua e di felicità per l’innaffiatura cercata e ottenuta  dal camion lavastrada.

Pochi centimetri più in là, vecchie reclame di pastifici, medaglie al valore di una gloria, a giusta ragione sottrattaci, un impettito don Raffaele Sportiello della storica autoscuola Maria, il distributore SuperShell sul marciapiedi antistante l’attuale B.N.L., l’ostricone del Lido Azzurro, emblema di un’antica vocazione termale, prima ancora che balneare, il compianto Angelo Belfiore, mitologica figura, per metà uomo e  metà edicola e si potrebbe continuare ancora per molto. Emerge da un impraticabile sottoscala la mano che ha raccolto e composto questo incredibile mosaico cui ha dato per titolo un “Viva viva Torre Annunziata”, scritto in stampatello nero sulla sommità di una di quelle antologie di foto. Quella mano appartiene a Gerardo, uno “straniero” innamorato della città più dei molti sedicenti oplontini che passano centinaia di volte davanti a quelle foto senza mai soffermarsi a lanciarvi uno sguardo seppure distratto.

Straniero ma molto più torrese dei tanti cretini che le danneggiano con barbara, gratuita inciviltà. Eppure il già poliziotto Gerardo, che ha prestato servizio presso il nostro Commissariato, ed ora è arruolato nell’armata dei genieri della memoria, quelli sempre pronti a gettare ponti tra passato e presente, resta ottimisticamente imperturbabile e fidente. Sentinella di speranza, aspetta che prima o poi qualche anima pia, anche solo per un attimo, si fermi per riconoscere qualche luogo del cuore, qualche volto a lui caro, per scavare nel bagaglio dei ricordi e riaprire ad emozioni mai più provate. Questo e solo questo è quanto desidera questo paganese per nascita ma torrese d’elezione. Sorriso aperto e animo gentile, pronto con gli atti a testimoniare tutto il suo contagioso e disinteressato amore per la città in cui ha scelto di vivere.

Conoscerlo è stato un piacere oltre che un onore.