Oggi Annibale Ruccello avrebbe compiuto 70 anni. La sua città natale, Castellammare di Stabia, stamattina presso il Museo Diocesano Sorrentino Stabiese (Piazza Giovanni XXIII), inaugura una serie di attività per celebrare uno dei più importanti drammaturghi italiani del Novecento nello stesso anno in cui ricorre anche il quarantesimo anniversario dalla sua prematura scomparsa (12 settembre 1986). La compagnia teatrale di Torre Annunziata “Medea” riproporrà venerdì 13 febbraio, nell’ambito del Festival del Teatro Amatoriale all’Eliseo di Poggiomarino, l’opera teatrale più celebre di Annibale Ruccello: “Ferdinando” con adattamento e regia di Bina Balzano.
Attenzione, rispetto e consapevolezza. Bina Balzano si è avvicinata così a “Ferdinando”, un testo che ci possiamo spingere a definire “profanamente sacro” entrato di prepotenza nella storia del teatro contemporaneo. La regista torrese, fondatrice della compagnia “Medea”, propone con coraggio la versione integrale del capolavoro del drammaturgo stabiese attraverso le magistrali interpretazioni degli attori Anna Vitiello, Leonilde Mellone, Enrico Castellano e Angelo Pepe. La precoce genialità, nella scrittura e nella ricerca, aveva portato Annibale Ruccello a firmare e a mettere in scena diverse opere teatrali. “Ferdinando” non è solo l’ultima, ma sicuramente la più profonda, densa di riflessioni e di suggestioni, articolata e complessa nella struttura e nella tematica.
Alla Compagnia Medea, in tutte le repliche precedenti di “Ferdinando”, va ascritta la capacità di propagare alle attente e, in alcuni frangenti, stupite platee la profondità di un testo dove emerge il disprezzo per una nuova cultura piccolo borghese che si andava affermando dopo l’unità d’Italia.
La storia è ambientata nella campagna vesuviana nell’agosto del 1870. La protagonista è Donna Clotilde, baronessa borbonica. Rimasta vedova, si è rifugiata in una villa sulla costa dove passa le giornate a letto fra improbabili rosari e discutibili medicine, cercando di convincere i suoi interlocutori di essere in fin di vita. Ad assisterla nelle funzioni di domestica e dama di compagnia è Gesualda, cugina povera, inasprita dal nubilato, ma amante di Don Catellino, sacerdote di famiglia che tutti i giorni, alla stessa ora, ha l’abitudine di andare a bere un “bicchierino” al capezzale della presunta inferma. A sconvolgere l’arenato e cupo equilibrio domestico provvede Ferdinando, sedicenne dalla bellezza prorompente che, rimasto orfano, viene mandato a vivere da Donna Clotilde di cui risulta essere un misterioso, lontano nipote. L’irrompere di Ferdinando funge da detonatore nella vicenda facendo esplodere dinamiche perverse tra i personaggi che metteranno in mostra tutte le loro debolezze, fragilità, deviazioni.
Anna Vitiello riesce a conferire al personaggio di Donna Clotilde il taglio efficace per dettare i tempi fondamentali del racconto. Leonilde Mellone cattura, assorbe e metabolizza Gesualda restituendola in un’interpretazione semplicemente superba. Enrico Castellano sovrappone con sagacia, destrezza e convinzione tutte le complesse sfumature di Don Catellino. Angelo Pepe, infine, consegna un Ferdinando raffinato e impetuoso, persuasivo e irruente: semplicemente perfetto.
«E’ una storia assai contorta – afferma la regista Bina Balzano – che coinvolge i personaggi con i loro vizi e difetti e che rimangono senza maschera, come d’altronde succede all’essere umano nudo nel proprio habitat. Gli attori, tutti appassionati di teatro e giocolieri dei sentimenti di questi personaggi, con la loro interpretazione mettono in risalto la maestosità del lavoro di Annibale Ruccello».
Nel giugno 2025 la Compagnia Medea, con “Ferdinando” di Annibale Ruccello, si è aggiudicato il premio come miglior spettacolo nella prima edizione della “Rassegna San Francesco-Premio Monsignor Raffaele Russo” patrocinato dalla FITA (Federazione Italiana del Teatro e delle Arti) a Torre Annunziata.
(Nella foto da sinistra, Angelo Pepe, Anna Vitiello, Bina Balzano, Leonilde Mellone e Enrico Castellano).
