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Le prime due partite di campionato dicono che quest'anno attaccare la Juve si può

Le prime due partite di campionato dicono che quest'anno attaccare la Juve si può

Il Napoli ci deve credere avendo a disposizione il migliore attacco della serie A

Aggiornato il (2 minuti di lettura)

Annullare l’ultima differenza regala emozioni irripetibili: ti fa diventare primo dopo una vita da secondo, realizza il sogno spesso inseguito da sempre.

Come da qualche mese sognano i tifosi napoletani, seguaci di una fede che raccoglie adesioni sempre più numerose e ancora più convinte. Il termine di paragone resta la Juventus, la  solita Signora Omicidi, la squadra che ha conquistato sei-scudetti-su-sei, infilando una serie mai riuscita nel campionato italiano. E proprio questo dettaglio induce all’ottimismo chi insegue; vedere poi la Juve sotto di due gol contro il Genoa quando erano trascorsi sette minuti è stato un altro particolare che ha subito minacciato di trasformarsi in indizio. Per giunta con un’aggiunta regalata dalla novità della giustizia tecnologica introdotta quest’anno dal VAR: due rigori in due giornate assegnati con la revisione sono stati il miglior manifesto che un guru del marketing avrebbe concepito.

Ma l’ultima differenza è ancora lì, vestita con la maglia più prestigiosa, quella più ricca di fascino: la 10 di Paolo Dybala. I numeri esibiti sono stati d’altissima scuola, da accademia del calcio. Hanno subito stimolato classifiche forse ancora premature, paragoni tutti argentini con il genio Messi, nostalgici amarcord con i 10 della storia bianconera, da Sivori a Del Piero. Per ora basta l’attualità, con le giocate di oggi, da sole bastano a coprire le esitazioni che ancora resistono in difesa dove Leo Bonucci più che ricordi ha lasciato una falla ancora aperta. E così la differenza che rianima chi insegue diventa l’insolito affanno che i campioni d’Italia avvertono quando ad attaccare sono gli altri, gli avversari.

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L’elenco s’è allargato: l’Inter versione Spalletti è la nuova iscritta, il numero magico è il 9 di un altro argentino, Mauro Icardi, che ha ridotto all’impotenza una Roma comunque bella. C’è soprattutto il Napoli, che nel passato più recente si arrese davanti all’impenetrabilità dei corpi juventini. Stavolta – e questa è la lezione che arriva dall’anteprima della giornata numero due – attaccare si può. Della Juventus si potrà anche non aver più quella folle paura che nelle ultime sei stagioni ha paralizzato la concorrenza. Indispensabile sarà lanciare i messaggi giusti: netti, precisi, con firme autorevoli. Come il Napoli può cominciare a fare, sfruttando la partita contro l’Atalanta: Insigne, Martens , Callejon, Milik sono i migliori autografi a disposizione. Non saranno solisti, ma formano (con tutti gli altri) un’orchestra perfetta. E lo scudetto è lo spartito che il maestro Sarri sta provando da sempre.

* Già Direttore di Sky Sport

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