A cura della Redazione

Chissà cosa m’è scattato nella testa. Io, che gli sport invernali li ho sempre snobbati, adesso passo delle ore imbambolato a vedere atleti che sfrecciano a oltre cento chilometri orari dentro circuiti ghiacciati, slalomeggiano nelle discese e piazzano la stone vincente nel bersaglio del curling.

Non so se si possa parlare di febbre olimpica, eppure riconosco che c’è qualcosa di magnetico in queste giornate tinteggiate di bianco.
E poi gli atleti, le storie che ci sono dietro…

In queste Olimpiadi io mi ci sono proprio rifugiato.

Perché poi basta davvero poco per capire che aria tira oltre le Dolomiti. Sempre la solita. Si parla, si gira a vuoto, si insegue l’ennesima polemica, si dà spazio alla cattiveria che fa più rumore. Quindi è normale che 'preferisci fiondarti sullo short track di pattinaggio anziché chiederti come si è svegliato stamattina Trump, se la cazzata l’ha già detta o ci sta ancora pensando.

Di queste Olimpiadi c'è solo un problema: durano poco. E mi lasceranno smarrito non appena le luci delle piste si spegneranno. Proprio adesso che stavo cominciando a capirci qualcosa dello skeleton e dello sci freestyle, proprio adesso che sentivo il contagio della mentalità (un po’ montanara) che accompagna tanti di questi atleti: parlare poco, fare tanto. Mi mancheranno. (di Andrea Martina)