«Il momento è arrivato, il pallone si ferma qui». Ciro Immobile sceglie poche parole, ma cariche di emozione, per mettere il punto alla sua straordinaria carriera. A 36 anni l'attaccante di Torre Annunziata lascia il calcio giocato dopo 17 anni da professionista, una Scarpa d'Oro, quattro titoli di capocannoniere della Serie A e il trionfo agli Europei con la Nazionale italiana.
Dopo l'annuncio del ritiro è arrivata anche una lunga lettera pubblicata sui social, nella quale Immobile ripercorre il viaggio iniziato quando era soltanto un bambino. Un commiato nel quale, prima ancora dei gol e dei trofei, trovano spazio le persone, la famiglia e soprattutto le sue radici.
«Torre Annunziata-Parigi è stato il mio viaggio perfetto, partendo da un pianeta e atterrando su un altro», scrive Immobile. Parole che racchiudono la parabola di un ragazzo partito dalla città oplontina e arrivato ai vertici del calcio europeo.
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I primi calci a Torre Annunziata
Il viaggio comincia prestissimo. Immobile ricorda di avere iniziato a giocare a quattro anni nel Torre Annunziata '88, accompagnato dalla mamma su una Fiat Uno. Da bambino il suo idolo era Alessandro Del Piero e proprio alla Juventus avrebbe poi compiuto i primi passi nel calcio professionistico.
Da lì una carriera vissuta tra Italia ed Europa: Siena, Pescara, Grosseto, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e infine Paris FC. Ma è soprattutto con la Lazio che Immobile entra nella storia: 207 reti in 340 presenze, diventando il miglior marcatore di sempre del club biancoceleste.
Nel 2020 conquista la Scarpa d'Oro, dopo una stagione da 36 reti in Serie A, eguagliando il record di gol nel massimo campionato italiano. Un anno più tardi arriva uno dei momenti più importanti della carriera: la vittoria dell'Europeo con la Nazionale di Roberto Mancini.
«Non riesco più ad essere il Ciro di una volta»
Nella lettera Immobile spiega anche perché ha deciso di fermarsi. Non manca la voglia di giocare, ma il corpo ha iniziato a mandare segnali impossibili da ignorare.
«Ho deciso di smettere perché lo dovevo a me stesso e ai miei tifosi. Non riesco più ad essere il Ciro di una volta, il quattro volte capocannoniere della Serie A, il vincitore della Scarpa d'Oro: il fisico ha presentato il conto, quindi meglio fermarsi».
Una decisione maturata dopo l'ultima esperienza al Paris FC, club con il quale ha concluso la sua carriera professionistica.
I ringraziamenti agli allenatori e alla famiglia
Nel suo messaggio Immobile ripercorre anche gli incontri che hanno segnato la sua vita calcistica. Ringrazia gli allenatori che lo hanno accompagnato durante la carriera, da Cioffi a Conte, passando per Serena, Zeman, De Canio, Ventura, Klopp, Emery, Inzaghi, Sarri, Italiano e Roberto Mancini.
Poi il pensiero si sposta dalle panchine alla vita privata. Immobile dedica parole alla moglie Jessica, ai figli Michela, Giorgia, Mattia e Andrea, ai genitori Antonio e Michela, al fratello Luigi e ai suoi agenti.
È la parte più intima di un addio che non vuole trasformarsi in un momento di tristezza.
«Nessuno sia triste per me, perché io sono molto felice», scrive il bomber oplontino.
E infine la frase che probabilmente meglio racconta il bambino partito da Torre Annunziata e diventato campione d'Europa: «Ho vissuto un meraviglioso sogno, fino all'ultimo».
Gli scarpini adesso possono essere appoggiati, come scrive lo stesso Immobile, «su un cuscino molto morbido». Il pallone si ferma. La storia di Ciro Immobile, il bomber partito da Torre Annunziata e arrivato sul tetto d'Europa, invece, resta.


