A cura di Salvatore Cardone

Molto spesso la società PrimaVera, che a Torre Annunziata svolge come sua attività principale la raccolta e lo smaltimento rifiuti, è nell’occhio del ciclone. Critiche pervengono quotidianamente dai cittadini per carenze nel servizio.

Ma è veramente la PrimaVera la responsabile di tante criticità ambientali presenti sul nostro territorio comunale? Al riguardo, abbiamo deciso di intervistare l’amministratore delegato della società in house del Comune, dott. Alfonso Malacario.

Quali problemi evidenziate nello svolgimento del vostro lavoro giornaliero?

«Innanzitutto, preciso un dato importante che è relativo al personale. Attualmente abbiamo in organico solo cento unità, rispetto alle centocinquantatre del 2003. Di queste solo diciotto sono addette allo spazzamento delle strade, mentre ce ne vorrebbero per lo meno il doppio. Il personale, in questi dodici anni, si è ridotto di oltre un terzo, mentre le attività di servizio si sono incrementate soprattutto nel settore della raccolta differenziata dei rifiuti». 

La carenza di operatori richiederebbe l’attivazione di nuove procedure di assunzioni per garantire il pieno ed efficiente svolgimento del servizio nella città. Ipotesi, questa, che prima o poi dovrà essere presa in seria considerazione dall’Amministrazione comunale.

A che punto è la raccolta differenziata?

«Purtroppo, rispetto allo scorso anno, è diminuita dal 64 al 56 per cento. Le motivazioni risiedono in special modo nell’abbassamento dei controlli, dal calo della tensione e nella carente informazione ai cittadini. Ma al riguardo stiamo già provvedendo ad una capillare campagna informativa che avvieremo a breve. Tuttavia, possiamo ancora affermare che Torre Annunziata è tra i primi comuni in Campania per la raccolta differenziata».

Quali sono i punti maggiormente critici?

 «Nel centro-nord della città, partecipa alla raccolta differenziata quasi la totalità della popolazione. Invece, nella zona sud, ad eccezione di Rovigliano, dove si registra un’elevata percentuale, i cittadini sono meno propensi ad attuarla. Al riguardo, ci siamo recati personalmente nelle parrocchie di alcune zone come i quartieri Penniniello e Poverelli, ed il parco Apega, per fare opera di sensibilizzazione».

C’è, però, sempre il problema degli sversamenti abusivi di rifiuti...

«Certamente. In via Terragneta, ad esempio, abbiamo fatto denunce, supportate dai filmati della videosorveglianza, nei confronti di coloro che depositavano illegalmente i materiali. Ma altre zone critiche sono via Schito, largo Macello, via Roma, in prossimità del dismesso passaggio a livello, via Bottaro, via Commercio, via Carlo III e via Pastore nella zona sud».

Cosa comportano per le casse comunali gli sversamenti abusivi?

«I rifiuti costano 170 euro a tonnellata, per la frazione indifferenziata, e 128 euro per quella umida. Gli sversamenti abusivi vanno a gravare sulle casse del Comune e, di riflesso, sulla TARI (la tassa sui rifiuti, ndr) pagata dai cittadini che, inevitabilmente, tende ad aumentare».

Come risolvere, allora, questa problema?

«Occorrono una politica di “tolleranza zero”, interventi più incisivi del committente deputato al controllo (il Comune, ndr) e la piena collaborazione dei cittadini».

Intanto, i rifiuti “illegali” restano a terra ed i cittadini si lamentano... 

«Per raccogliere e smaltire queste tipologie di rifiuti, dobbiamo rispettare i giorni di conferimento perché non è possibile prelevarli per poi stoccarli da qualche parte, o lasciarli addirittura nei camion. I rifiuti vanno portati direttamente alla discarica di Caivano. Ed è qui che riscontriamo i maggiori problemi perché se al controllo con le sonde si accerta che la radioattività è superiorre alla norma, il carico viene bloccato ed esaminato dai NAS (il Nucleo Anti Sofisticazione dei carabinieri, ndr). Questo comporta, in aggiunta ai costi di trasporto e conferimento, l’handicap di avere l’automezzo fermo per diverso tempo, senza che possa venire impiegato per effettuare ulteriori carichi in città, in più le spese per gli starordinari agli operatori».

Perché è importante saper differenziare i rifiuti?

«Se la “differenziata” non è fatta a regola d’arte, ad esempio se non c’è solo umido o carta nei rispettivi contenitori, gli addetti alla raccolta sono costretti a lasciarla sul posto. Stesso discorso vale per la parte rappresentata dal “multimateriale”, ovvero plastica e alluminio, la cui “contaminazione” superiore al 20 per cento provoca seri problemi di smaltimento, oltre ad un danno economico per l’Ente perché il rifiuto differenziato non ci viene pagato. Per cui, i cittadini non devono solo raccogliere i rifiuti, ma soprattutto devono farlo bene e rispettare giorni ed orari di deposito».

Cosa fate voi come società per ridurre i costi nell’ottica della spending review?

«Nonostante il Comune abbia ridotto del 20 per cento il trasferimento di fondi, passando dagli otto milioni di euro all’anno che venivano erogati alla Multiservizi, ai 6,4 milioni attuali, siamo riusciti a chiudere il bilancio con un utile di 327 mila euro, al lordo delle imposte. Utile provenienti dalla raccolta differenziata. E abbiamo utilizzato questa cifra per investimenti. Quindi più si differenzia bene, più utili avremo e più investimenti faremo».

Qualche esempio?

«E’ stata acquistata una spazzatrice per la pulizia meccanizzata dei marciapiedi ed abbiamo in previsione il prossimo acquisto di un’altra spazzatrice per la pulizia quotidiana dei rioni. Abbiamo destinato, inoltre, altri 160 mila euro per l’acquisto, dopo quattro anni, di sacchetti per la differenziata di organico, carta e multimateriale leggero, da distribuire a tutte le famiglie».