A cura di Domenico Gagliardi

Settanta dipendenti perderanno il loro posto di lavoro. Decine di milioni di euro di perdite non più sostenibili. Possibilità di andare via da Torre Annunziata. E' il giorno in cui la propietà del CMO, il Centro Medico Polispecialistico tra i più grandi in Campania, delinea quelle che saranno (e potrebbero essere) le strategie future dell'azienda a seguito del sequestro dei locali che ospitano la Medicina Nucleare in via Roma per presunti abusi edilizi. Una inchiesta, condotta dalla Procura oplontina, che ha ripercussioni anche penali e che vede imputate otto persone, tra cui l'amministratore Luigi Marulo, e tre dipendenti comunali.

Sono parole intrise di amarezza e sconforto quelle del giovane imprenditore torrese, costretto a fare i conti con la realtà, che allo stato vede la struttura chiusa e non accessibile al pubblico (respinta anche la richiesta di dissequestro), e quindi non in grado di erogare i servizi sanitari per «sessanta persone al giorno», afferma Marulo. «Il CMO - prosegue - è una realtà sanitaria complessa, che dà lavoro a oltre 200 persone tra dipendenti e collaboratori. Ogni anno sono 150mila i pazienti che si rivolgono a noi, di questi il 15-20 per cento provenienti da fuori regione. Eroghiamo 800mila prestazioni sanitarie all'anno e siamo una delle poche aziende private del settore ad avere una migrazione sanitaria attiva, come forse non si registra in tutta la Campania - spiega Marulo -. La nostra è una impresa sociale, cioè al servizio della realtà in cui siamo radicati. Grazie ai nostri investimenti è rinata una zona di Torre Annunziata prima degradata. Oggi sono sorte attività commerciali, B&B. Siamo attrattori di "cervelli" che operano con professionalità nel campo sanitario. Si è creato, insomma, un circolo virtuso che tuttavia è stato spezzato da provvedimenti giudiziali interlocutori».

Il mancato dissequestro dei locali, così come deciso dal giudice, dunque porterà al licenziamento di 70 lavoratori, ovvero la metà della forza lavoro impiegata presso il Centro. «Saranno avviate nei prossimi giorni tutte le procedure previste dalla legge per poter addivenire ad una soluzione che tuteli tutti i dipendenti allo stesso modo», afferma Marulo. L'imprenditore poi annuncia anche un'altra "mazzata", la revoca dei fondi Invitalia (35 milioni di euro) per la nascita di un polo oncologico d'eccellenza. Al riguardo, «abbiamo incontrato molte resistenze e reazioni negative da parte delle Istituzioni», dice ancora Marulo. «Eppure lo stesso Consiglio comunale aveva conferito all'iniziativa lo status di attività di interesse e pubblica utilità. E altre iniziative che avremmo potuto intraprendere sono ora in fase embrionale. Come famiglia imprenditoriale di Torre Annunziata, non abbiamo potuto eludere alcune amare domande: è il caso di proseguire nell’impegno in questo territorio? Sarebbe opportuno trasferire tutto? Non ci conviene vendere quanto finora realizzato? A queste domande, sapremo risponderci nei prossimi mesi. Andiamo avanti con determinazione con ciò che resta delle nostre aziende, ma faremo il possibile per trovare risposte a questi quesiti, che ci assillano quotidianamente».

Marulo evidenzia come la loro sia una «impresa di famiglie» e non «di famiglia». Attorno alla galassia dei Marulo infatti ruotano anche altre realtà imprenditoriali, sempre localizzate a Torre Annunziata, come il Lido Nettuno e il Pastificio omonimo. «Diamo lavoro a 350 persone, cioè 350 famiglie e quindi più di mille persone sono quelle che beneficiano delle nostre attività. Ma la chiusura della Medicina Nucleare inevitabilmente finisce col ripercuotersi sulla nostra realtà aziendale».

Marulo conclude poi con una provocazione: «Ci siamo resi conto che alcune categorie sociali non sono pronte al nostro concetto di impresa sociale, ovvero, forse, siamo noi a non essere adeguati per questo territorio. Realizzare una struttura capace di attirare 150 mila pazienti l’anno, a 400 metri da Palazzo Fienga è una sfida che, probabilmente, avrebbe dovuto determinare un concreto entusiasmo nelle Istituzioni. Al contrario, non abbiamo riscontrato alcuna forma di partecipazione istituzionale. Una sconfitta per tutti. Ora però - e qui sta la provocazione - resta una domanda doverosa da porre alle Istituzioni: chi ha vinto in questa vicenda?». Riferimento a qualche altra struttura sanitaria privata che opera sul territorio e che potrebbe, per così dire, "avvantagiarsi" della chiusura della Medicina Nucleare?

Alla conferenza stampa erano presenti, oltre a Luigi Marulo, anche il fratello Francesco, legale rappresnetante del Lido Nettuno, il padre e fondatore del CMO, Agostino, l'architetto e consulente di parte Alberto Coppola, e l'avvocato Alfredo Sorge che, insieme ai colleghi Orazio Abbamonte e Giuseppe De Luca costituisce il collegio difensivo della proprietà nel procedimento penale che culminerà con il processo che inizierà il prossimo marzo.

Sia Coppola che Sorge parlano di «sproporzionalità tra i presunti abusi riscontrati e l'ordine di chiudere la Medicina Nucleare». «Si tratta di un provvedimento - ha spiegato l'architetto Coppola - scaturito da quattro contestazioni che noi reputiamo insignificanti. Non c'è stata alcuna violazione della legge, tutta è stato fatto a norma. Lo stesso Comune ha rilasciato due permessi di costruire. Ritengo sia incomprensibile una tale decisione, che va a discapito di un servizio d'eccellenza, dei pazienti e dei lavoratori». L'architetto Coppola pone l'accento sulla questione legata all'aggravio di carico urbanistico contestato dalla Procura, in quanto il parcheggio con 400 posti auto che serve la struttura non sarebbe sufficiente. «Siamo anche oltre quanto determina la normativa che rapporta i posti ai metri cubi. Quante altre strutture possono vantare una situazione simile? Esistono? Sono tutte in regola?». In definitiva, dichiara Coppola «le presunte violazioni riguarderebbero una pensilina, una fioriera su un solaio, il parcheggio e un vano ritenuto abusivo di 30 mq su una superficie complessiva di 900. Tra l'altro, per quest'ultima circostanza, abbiamo più volte richiesto il dissequestro per ripristinare lo stato dei luoghi ma non ci è stato concesso».

«La materia avrebbe tranquillamente potuto essere affrontata in sede amministrativa - dice l'avvocato Sorge - e non ne comprendiamo i risvolti penali. Così si vìolano due diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: quello alla salute e quello al lavoro. Noi insisteremo affinché la Medicina Nucleare possa riaprire perché siamo certi di aver rispettato le norme. Andremo avanti con tutti i percorsi amministrativi e giudiziari che la legge ci consente. Vagliamo anche l'ipotesi di poter anticipare l'inizio del processo».

Infine, lo sfogo del fondatore Agostino Marulo: «Questa città non ci merita. Subiamo attacchi continui. C'è tanta rabbia». Poche parole ma che racchiudono tutto il dolore della famiglia di imprenditori torresi.

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