A cura di Salvatore Cardone
Peppino Prisco, il vicepresidente dell'Inter che amava il Savoia

“Ciao papà, ho saputo che Peppino Prisco, avvocato e vicepresidente dell’Inter, era originario di Torre Annunziata, e da studente era capitano della squadra di calcio dell’Università di Milano, dove era iscritto alla facoltà di giurisprudenza , perché non scrivi un articolo su di lui?”.

A telefonarmi è stato mio figlio Fabrizio, laureando in Scienze motorie e sportive e responsabile del settore calcio del Centro Universitario Sportivo della Statale di Milano, oltre che tifosissimo dell’Inter come Prisco. Ho raccolto subito il suo suggerimento e mi sono documentato al riguardo telefonando al professor Salvatore Prisco, parente di Peppino, per chiedergli qualche informazione e curiosità su un personaggio famoso le cui radici familiari affondano nella nostra città.

“Il padre di Giuseppe Prisco, detto Peppino, si chiamava Luigi ed era nato a Torre Annunziata nel 1882, mentre la madre Alda era milanese ed era nata nel 1894”. Così Salvatore Prisco inizia a raccontarmi la storia dei genitori di Peppino.

“Si conobbero però a Trieste in un caffè - continua il nostro concittadino e docente universitario - e sembra quasi una predestinazione il loro incontro, perché il cameriere aveva dato ad Alda due cucchiaini uniti, forse dallo zucchero, e lei aveva chiesto di sostituirli. Luigi, attratto da questa donna affascinante, incominciò a parlarle, si scambiarono gli indirizzi, poi si fidanzarono e sposarono”.

Dalla loro unione nacque Giuseppe il 10 dicembre 1921, a Milano. A diciotto anni Peppino si arruolò negli Alpini, partecipò alla campagna di Russia come tenente , fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare e fu uno degli appena tre ufficiali del suo battaglione sopravvissuti e rientrati in Italia. Laureatosi nel 1944 in giurisprudenza a Milano, iscrittosi all’Ordine degli avvocati nel 1946 per poi diventarne presidente, è stato uno dei principi del Foro del capoluogo lombardo. La sua passione per il calcio era nata fin da piccolo come tifoso del Savoia.

“Non è un caso che dopo ogni partita dei Bianchi - mi racconta Peppe Chervino, direttore di TorreSette - pur vivendo a Milano, chiedeva subito il risultato e gioiva per le vittorie”.

Socio, segretario e consigliere dell’Inter, di cui era un fan accanito, divenne vicepresidente della squadra nerazzurra nel 1963, carica che ha ricoperto fino alla sua scomparsa il 12 dicembre 2001, due giorni dopo aver festeggiato l’ottantesimo compleanno. È sepolto, per volontà della moglie Maria Irene e dei figli Luigi Maria e Anna Maria, nel cimitero della cittadina di Arcisate, in provincia di Varese, che quattro anni dopo la sua morte gli ha intitolato il locale stadio.

Un’ultima curiosità. Mio figlio, e nemmeno io sapevamo che proprio ieri ricorreva il diciottesimo anniversario della sua dipartita. L’ho scoperto leggendo la biografia di Peppino Prisco.... e forse dall’aldilà sarà felice di essere stato ricordato proprio nella città natale del padre e del “suo” Savoia.