A cura di Luisa Raia

Oggi, 31 maggio, si celebra la Giornata Mondiale senza tabacco.

Questo giorno, indetto per la prima volta dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 1988, mira alla sensibilizzazione sui pericoli alla salute derivanti dall’uso di sigarette.

“Commit to quit” (impegnati a smettere) è il tema della campagna di quest’anno dell’Oms, che ha implementato una piattaforma per firmare solennemente il proprio impegno a smettere di fumare.

I danni e gli effetti del fumo sono ormai ben noti, grazie soprattutto alle campagne di divulgazione e sensibilizzazione da parte dell’Osservatorio Antifumo e dell’Istituto Superiore di Sanità, che da anni si battono per contrastare questo fenomeno.

Recenti studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno rivelato che nel mondo, a causa del tabacco, ogni anno muoiono circa 7 milioni di persone: 6 milioni per consumo diretto e un milione per effetto del cosiddetto “fumo passivo”.

Nella sola Italia i decessi sono calcolati attorno alle 80mila unità, tutte concentrate nella fascia d’età compresa tra i 35 e i 65 anni.

Nonostante questi numeri così allarmanti, il trend dei nuovi fumatori non smette di aumentare, specie tra i giovani e soprattutto tra le donne.

Le ricerche dicono infatti che nel nostro Paese si inizia a fumare molto presto, a 14 anni, e oltre quell’età una persona su cinque è dedita al fumo, per un totale superiore a 10 milioni di italiani.

L’utilizzo della prima sigaretta avviene infatti molto spesso come atto di ribellione, una sorta di opposizione a ciò che risulta proibito e vietato.

Non sono incoraggianti nemmeno i dati dell’ultimo periodo, quando, a causa del Coronavirus, l’attenzione alle patologie legate alle vie respiratorie è aumentata: uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità riporta infatti che in Italia 630.000 persone (specialmente nella fascia di età 35-54 anni) abbiano smesso di fumare durante lo scorso lockdown. Tuttavia, nello stesso periodo, 3,9 milioni di persone, il 9% circa della popolazione, hanno iniziato a consumare tabacco o aumentato i loro consumi abituali di sigarette, così come è cresciuto di 436.000 unità anche il numero di utilizzatori di sigarette elettroniche.

L’industria del cinema, per anni accusata di indurre in maniera più o meno esplicita all’uso di tabacco attraverso scene di attori intenti a fumare, si sta man mano adeguando, riducendo il più possibile immagini nelle quali vi sia l’utilizzo di sigarette.

Questo a testimonianza di quanto sia necessario uno sforzo collettivo e globale per abbattere il tabagismo e i danni da esso derivanti.