Mentre sono iniziati i lavori preliminari per l’abbattimento di Palazzo Fienga, ex roccaforte del clan Gionta a Torre Annunziata, scoppia la polemica per il mancato risarcimento alle famiglie proprietarie degli alloggi.
A denunciare il caso è Rosa Amoruso, dipendente pubblica residente a Crema, in provincia di Cremona. «Ho avuto la sfortuna di essere proprietaria di un immobile in via Bertone 46, all’interno di Palazzo Fienga – racconta la donna –. Un appartamento occupato abusivamente sin dal 1986 da persone legate alla criminalità, per il quale non ho mai percepito alcun canone di locazione. Nonostante ciò, ho sempre pagato l’Imu, almeno fino alla confisca dell’intero stabile».
Successivamente, con la decisione di abbattere il palazzo nell’ambito di un progetto di riqualificazione dell’area, la donna è stata convocata per firmare la dichiarazione di cessione volontaria dell’immobile, a fronte dell’impegno da parte del Comune di corrispondere un’indennità.
«Sono trascorsi oltre due mesi dalla firma – prosegue Amoruso –. Leggo che a breve inizieranno i lavori di demolizione, ma non ho ancora ricevuto l’indennizzo promesso. Inoltre, ho saputo che altri proprietari sono stati già risarciti. Sono disponibile anche a recarmi a Torre Annunziata, ma non riesco a ottenere un appuntamento con il sindaco».
Palazzo Fienga fu sgomberato nel gennaio 2015 al termine di una vasta operazione di Polizia. Le successive sentenze, fino a quella definitiva della Corte di Cassazione nel settembre 2017, ne hanno sancito la confisca, con la conseguente assegnazione del bene all’Erario dello Stato e la gestione affidata all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata.
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